• TUO FIGLIO HA PAURA DI VOMITARE? C’È QUALCOSA CHE POTRESTI NON AVER CONSIDERATO

    TUO FIGLIO HA PAURA DI VOMITARE? C’È QUALCOSA CHE POTRESTI NON AVER CONSIDERATO

    Qualche settimana fa, un compagno di tuo figlio, o tua figlia, ha vomitato improvvisamente in classe.

    L’episodio lo ha spaventato, ma pensavi che presto avrebbe dimenticato l’accaduto. Invece, da allora, andare a scuola è diventato sempre più difficile. La mattina, poco prima di uscire, comincia a lamentare mal di pancia. «Mamma, e se mi viene da vomitare in classe?»

    Tu cerchi di tranquillizzarlo. Gli dici che sta bene e che non c’è motivo di preoccuparsi. Ma lui insiste. Ti chiede se qualcuno potrebbe stare male vicino a lui. Lo vedi così agitato che, qualche volta, decidi di tenerlo a casa.

    E succede qualcosa che ti lascia perplessa: appena gli dici che non dovrà andare a scuola, si tranquillizza. Il mal di pancia sembra diminuire e magari torna anche a giocare.

    A quel punto cominci a chiederti se quel malessere sia stato reale oppure soltanto un modo per evitare la scuola.

    Ma c’è una possibilità che forse non hai considerato.

    Tuo figlio potrebbe stare davvero male a causa della paura. E il sollievo che prova quando gli permetti di restare a casa potrebbe contribuire, involontariamente, a mantenerla.

    Per comprendere come sia possibile, dobbiamo capire che cosa accade quando la paura di vomitare comincia a condizionare la vita di un bambino.


    Quando la paura di vomitare va oltre una normale preoccupazione

    A nessuno piace vomitare.

    È un’esperienza sgradevole, che può spaventare soprattutto i bambini. Dopo aver vissuto o assistito a un episodio di vomito, quindi, non dovrebbe sorprenderci che un bambino possa temere che succeda di nuovo.

    Ma che cosa accade quando questa preoccupazione non diminuisce con il passare del tempo?

    Quando tuo figlio comincia a rinunciare ad attività che prima svolgeva tranquillamente, perché teme di stare male o di vedere qualcun altro vomitare?

    È qui che dobbiamo distinguere una paura comprensibile da una paura che sta diventando così intensa da limitare la sua quotidianità.

    In alcuni casi, questa paura può assumere le caratteristiche di una fobia, chiamata emetofobia.

    Il bambino potrebbe cominciare a rifiutare alcuni alimenti, controllare ripetutamente le date di scadenza o chiederti continue conferme sulla sicurezza di ciò che mangia.

    Potrebbe lavarsi le mani molto più del necessario, evitare la mensa, i bagni pubblici, i luoghi affollati o le feste di compleanno.

    Alcuni bambini diventano particolarmente attenti anche ai segnali di malessere degli altri. Basta che un compagno dica di avere nausea perché si preoccupino immediatamente.

    E poi ci sono i disturbi fisici.

    L’ansia può provocare realmente nausea e mal di pancia. Il bambino avverte queste sensazioni, teme che siano il segnale di un vomito imminente e si spaventa ancora di più.

    Si crea così un circolo nel quale la paura può intensificare proprio le sensazioni che il bambino vorrebbe evitare.

    Naturalmente, questi comportamenti non indicano necessariamente un’emetofobia.

    Ma quando la paura interferisce con l’alimentazione, la scuola o le relazioni sociali, è importante non sottovalutarla. E di fronte a sintomi fisici persistenti è opportuno parlarne con il pediatra.


    Perché alcuni bambini sviluppano una paura così intensa?

    La paura di vomitare è più complessa di quanto possa sembrare. E non sempre nasce dalle stesse difficoltà.

    In alcuni bambini può svilupparsi dopo un’esperienza particolarmente spaventosa. In altri può essere collegata a un quadro più ampio di ansia, nel quale il bisogno di prevedere e controllare ciò che accade assume un ruolo importante.

    Per questo, quando un bambino teme continuamente di vomitare, non basta osservare la paura in sé.

    Dobbiamo chiederci: ha paura soltanto del vomito oppure manifesta anche in altre situazioni un forte bisogno di controllo?

    Per esempio:

    • fatica ad affrontare gli imprevisti?
    • Cerca continue rassicurazioni?
    • Si agita quando non può sapere in anticipo come andranno le cose?

    Questo bisogno di controllo può manifestarsi anche attraverso comportamenti ripetitivi, come accade in alcuni comportamenti ossessivo-compulsivo nei bambini, dove i tentativi di allontanare la paura possono finire per rafforzarla https://danielascandurra.com/mio-figlio-e-solo-molto-sensibile-o-sta-sviluppando-un-disturbo-ossessivo-compulsivo-la-differenza-che-nessuno-spiega-e-che-cambia-tutto/

    In ogni caso, sono aspetti importanti da osservare, perché la stessa paura può avere significati diversi da un bambino all’altro. E comprenderli è fondamentale per individuare l’aiuto necessario di cui ciascuno ha bisogno.


    Paura di vomitare e alta sensibilità: quale relazione?

    C’è poi un’altra caratteristica che considero importante osservare: l’alta sensibilità https://danielascandurra.com/bambini-difficili-o-altamente-sensibili-breve-manuale-di-istruzioni-per-riconoscere-comprendere-e-gestire-lalta-sensibilita-di-tuo-figlio/

    Per alcuni bambini altamente sensibili, il vomito può rappresentare un’esperienza particolarmente difficile da gestire. Non soltanto per la paura di stare male, ma anche per l’intensità delle sensazioni fisiche, il disgusto e la perdita di controllo che può comportare.

    Immagina un bambino che percepisce intensamente ciò che accade nel proprio corpo e che fatica a gestire esperienze improvvise e imprevedibili. Anche un leggero fastidio allo stomaco potrebbe metterlo in allarme, soprattutto se teme di rivivere un’esperienza che lo ha spaventato.

    Ma attenzione: avere paura di vomitare non significa essere altamente sensibili. E l’alta sensibilità, da sola, non spiega l’emetofobia.

    È una possibilità da esplorare osservando anche altri aspetti del comportamento del bambino.

    Perché il punto non è trovare un’etichetta da attribuirgli, ma comprendere quali caratteristiche individuali possano influenzare il modo in cui vive le difficoltà.

    Due bambini possono manifestare la stessa paura, ma avere bisogno di un supporto diverso.

    Ti capita di osservare in tuo figlio reazioni particolarmente intense, che fai fatica a comprendere? In alcuni casi, l’alta sensibilità può offrire una chiave di lettura importante. Nel mio webinar gratuito ti aiuto a riconoscere le caratteristiche dei bambini altamente sensibili e a comprendere come possono manifestarsi nei comportamenti quotidiani.

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    Quando cercare di tranquillizzare tuo figlio rischia di alimentare la sua paura

    Torniamo alla scena iniziale.

    Tuo figlio teme di vomitare a scuola. Tu lo vedi agitato e decidi di tenerlo a casa. Lui si tranquillizza.

    Dal tuo punto di vista, hai trovato una soluzione che gli ha permesso di stare meglio.

    Ma che cosa potrebbe aver imparato attraverso quell’esperienza?

    Aveva paura di andare a scuola. Ha evitato la situazione che lo spaventava. E la paura è diminuita. Il rischio è che cominci ad associare la tranquillità proprio all’evitamento.

    Vedi, quando rinunciare a una situazione che lo spaventa permette a tuo figlio di sentirsi subito meglio, è più probabile che la volta successiva cerchi nuovamente di sottrarsi a quell’esperienza.

    E così, senza rendercene conto, quella che inizialmente sembrava una soluzione per tranquillizzarlo può diventare proprio ciò che contribuisce a mantenere la sua paura.

    Tuo figlio si sente meglio perché ha evitato la situazione, non perché ha imparato a gestire ciò che teme.

    Lo stesso meccanismo può entrare in gioco quando elimini sistematicamente gli alimenti che lo preoccupano, rinunci alle uscite o rispondi continuamente alle sue richieste di rassicurazione.

    Sono comportamenti che nascono dal desiderio di proteggerlo. Ma se diventano l’unico modo per farlo stare tranquillo, rischiano di rafforzare l’idea che quelle situazioni sono troppo pericolose da affrontare.

    Rispettare la sensibilità di un bambino non significa eliminare dalla sua vita tutto ciò che lo spaventa. Significa comprendere di quale aiuto ha bisogno per affrontare gradualmente le difficoltà, senza sentirsi sopraffatto. Quando tuo figlio manifesta paure intense o comportamenti che non riesci a spiegarti, conoscere meglio le sue caratteristiche può aiutarti a comprenderlo.

    Nel mio webinar gratuito «Perché tuo figlio esplode così?» ti mostro come riconoscere l’alta sensibilità dietro alcuni comportamenti difficili e perché questo può cambiare il tuo modo di accompagnarlo.

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    Come aiutare un bambino che ha paura di vomitare? Il ruolo dei genitori

    Quando la paura di vomitare diventa così intensa da limitare la vita di un bambino, può essere necessaria una valutazione clinica e, in alcuni casi, un trattamento psicoterapeutico.

    Ma c’è un altro aspetto che non possiamo trascurare.

    Che cosa succede nella vita quotidiana di quel bambino, quando torna a casa, quando deve andare a scuola, quando chiede per la decima volta se vomiterà?

    È lì che i genitori devono prendere continuamente decisioni educative.

    Devono capire se rassicurarlo ancora, come rispondere quando rifiuta la mensa, come incoraggiarlo senza forzarlo. E spesso non sanno quali risposte possano aiutarlo e quali, pur nascendo dalle migliori intenzioni, rischino di mantenere la difficoltà.

    Perché sapere che cosa sta vivendo tuo figlio non significa automaticamente sapere come aiutarlo nella vita quotidiana.

    È su questo che intervengo come pedagogista.

    Aiuto i genitori a comprendere il comportamento del figlio, a considerare le sue caratteristiche individuali, compresa l’eventuale alta sensibilità, e a costruire una cassetta degli attrezzi educativa, con strategie personalizzate da utilizzare nelle situazioni di ogni giorno.

    Non per sostituire un eventuale percorso clinico, ma per dare ai genitori strumenti concreti nel ruolo educativo che svolgono quotidianamente.

    Vediamo allora due accorgimenti che possono aiutarti a sostenere tuo figlio nella vita quotidiana.


    1. Aiuta tuo figlio a familiarizzare con il rilassamento

    Quando tuo figlio è molto spaventato, chiedergli di calmarsi o di respirare profondamente potrebbe non essere sufficiente.

    Per questo è utile dedicare ogni giorno qualche minuto a semplici attività di rilassamento, quando è tranquillo e non sta vivendo un momento di ansia.

    Potete provare, per esempio, a respirare lentamente insieme oppure a contrarre e rilassare delicatamente i muscoli delle mani.

    Così, quando si sentirà in ansia, potrà ritrovare qualcosa che ha già sperimentato nei momenti di tranquillità e che può aiutarlo a gestire meglio la tensione.

    L’obiettivo non è insegnargli a controllare ogni sensazione del proprio corpo, ma offrirgli una risorsa in più per affrontare i momenti di tensione.


    2. Dai valore ai piccoli tentativi, non soltanto ai risultati

    Immagina che tuo figlio, dopo aver evitato per giorni la mensa scolastica, riesca finalmente a fermarsi a mangiare con i compagni.

    Magari è ancora preoccupato, ma ha deciso di provarci.

    Invece di dirgli: «Hai visto? Non è successo niente!», potresti provare con: «So che eri preoccupato, ma oggi hai trovato il coraggio di provare.»

    Non stai dando valore al fatto che non sia successo nulla, ma alla sua capacità di affrontare una situazione nonostante la paura.

    È questa fiducia nelle proprie capacità che è importante a costruire, un piccolo passo alla volta, senza forzature e con un sostegno adeguato.

    E ricorda: il modo in cui reagisci ai suoi sforzi può fare la differenza nel modo in cui tuo figlio vivrà le prossime difficoltà.


    La paura di vomitare: il rischio di aspettare che passi da sola

    Di fronte alle paure dei bambini, spesso speriamo che il tempo sia sufficiente a risolverle.

    E a volte succede davvero.

    Ma quando una paura comincia a limitare le esperienze di tuo figlio e a modificare le abitudini familiari, aspettare senza comprendere ciò che sta accadendo può non essere la scelta più utile.

    Perché nel frattempo alcuni comportamenti di evitamento possono consolidarsi.

    E senza volerlo, nel tentativo di essere di aiuto, potresti continuare a utilizzare risposte che funzionano nell’immediato, senza modificare nulla.

    Il rischio non è fare troppo poco per tuo figlio, ma continuare a fare ciò che sembra aiutarlo senza accorgerti che, in realtà, potrebbe rendere ancora più complicato superare quella paura.

    Per questo considero così importante il lavoro di consulenza con i genitori.

    Non si tratta di avere una ricetta pronta per ogni comportamento, ma di imparare a osservare, comprendere e scegliere come intervenire, tenendo conto delle caratteristiche di tuo figlio.

    Perché comprendere che cosa c’è dietro un comportamento è importante. Ma è ciò che facciamo ogni giorno, nella relazione con i nostri figli che può aiutarli a costruire nuove risorse.

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    Puoi seguirlo gratuitamente online, quando preferisci.

  • BAMBINI DIFFICILI O ALTAMENTE SENSIBILI? BREVE MANUALE DI ISTRUZIONI PER RICONOSCERE, COMPRENDERE E GESTIRE L’ALTA SENSIBILITA’ DI TUO FIGLIO

    BAMBINI DIFFICILI O ALTAMENTE SENSIBILI? BREVE MANUALE DI ISTRUZIONI PER RICONOSCERE, COMPRENDERE E GESTIRE L’ALTA SENSIBILITA’ DI TUO FIGLIO

    Alessio è un bambino di 8 anni e, nonostante mamma e papà facciano di tutto per incoraggiarlo e cercare di “smorzare” i suoi timori, non vuole mai andare alle feste di compleanno dei suoi compagni.

    Giada invece ha pochi mesi e non c’è situazione in cui non pianga: è impossibile farla stare nel passeggino per qualche minuto appena, perché comincia a urlare. Le uscite di casa, per mamma e papà, sono diventate un incubo. Anche in fascia non c’è verso. Giada vuole stare SOLO in braccio. Quando dorme, se sente un minimo rumore, sussulta e poi si sveglia piangendo. La mamma racconta che in casa non riesce a lasciarla nella sdraietta o sul materassino per terra, anche solo per il tempo di una doccia veloce. Lei e il suo compagno si chiedono se non sia rimasta traumatizzata per qualcosa, dopo il parto.

    Eleonora di 4 anni ha spesso delle crisi di rabbia inspiegabili, anche nelle giornate in cui sembra divertirsi tanto. Persino in vacanza! Il papà racconta che quest’estate era al settimo cielo al pensiero di partire, ma durante le due settimane al mare non ha fatto altro che piangere e lamentarsi. La sabbia era fastidiosa perché si infilava dappertutto, l’acqua del mare troppo fredda, in piscina c’era troppa gente, la sera era una tragedia riuscire a farla addormentare. Insomma una vacanza da dimenticare!

    Tommaso è un ragazzo che va facilmente in ansia, in quanto tende a pensare sempre al peggio. Se i suoi amici non rispondono in tempi brevi ai suoi messaggi, invece di immaginare che possano essersene semplicemente dimenticati o che abbiano il cellulare spento, l’unico pensiero che lo tormenta è che non gli rispondono perché sicuramente ce l’hanno con lui per qualcosa. Tommaso ha 13 anni.

    Ti sembra di aver ritrovato, in questi brevi racconti, qualche caratteristica del temperamento di tuo figlio?

    Allora continua a leggere l’articolo.

    Potresti scoprire che tuo figlio non è un bambino o un ragazzo con un carattere difficile, come hai creduto fino a questo momento. È molto probabile, invece, che sia altamente sensibile.

    No, non si tratta di una malattia, né di un disturbo. E neanche di un problema comportamentale.

    L’alta sensibilità è un tratto temperamentale innato, a base genetica, scoperto negli anni Novanta da Elaine Aron, psicoterapeuta e ricercatrice.

    E’ un tratto che si eredita e che caratterizza la personalità di base con cui si affronta la vita https://danielascandurra.com/bambino-orchidea-chi-e-davvero-perche-soffre-piu-degli-altri-e-come-puo-fiorire-quando-cambi-lambiente-intorno-a-lui/

    È il modo con cui tuo figlio, tua figlia vede il mondo.

    Pensa che circa il 20-30% degli individui possiede questa caratteristica.

    Una percentuale molto alta per considerare questo tratto come un disturbo o una patologia, ma non abbastanza per essere ancora compreso pienamente.

    Proprio perché ancora poco conosciuta (anche tra gli “addetti ai lavori”!) l’alta sensibilità mette in difficolta tantissimi genitori che, preoccupati di fronte alle intense risposte emotive dei loro bambini o vedendoli sopraffatti in situazioni da cui i loro coetanei non sembrano per niente infastiditi, si chiedono se non ci sia qualcosa di strano o di sbagliato nei loro figli o se non siano loro stessi ad essere dei pessimi genitori.

    Un po’ come è successo ai genitori di Alessio, Giada, Eleonora e Tommaso e alle tante mamme e ai tanti papà che si rivolgono a me per gli stessi motivi.

    Se questo è anche il tuo stato d’animo, voglio rassicurarti.

    Né tu né tuo figlio, tua figlia siete sbagliati.

    E’ importante, però, che tu sappia una cosa.

    L’ambiente ha un ruolo fondamentale nel caratterizzare questo tratto come vantaggio o svantaggio. Mi riferisco al contesto socioculturale, così come quello scolastico, ma soprattutto quello familiare!

    Questo è quello che scrive al riguardo E. Aron: “Sia la mia ricerca che quella di altri indicano che sono soprattutto le cure genitoriali a decidere se l’espressione della sensibilità diventerà un vantaggio o una fonte d’ansia”.

    Ecco perché ho deciso di specializzarmi nell’alta sensibilità, per aiutare i genitori a comprendere e a gestire al meglio questo aspetto che contraddistingue il temperamento dei loro figli, affinchè si trasformi in una grande risorsa.

    Ti stai chiedendo se anche tuo figlio possa essere altamente sensibile?

    Se ti sei riconosciuta/o in alcune delle situazioni che ho raccontato, ho preparato un webinar gratuito proprio per aiutarti a comprendere meglio questo tratto temperamentale.

    Ti spiegherò come si manifesta l’alta sensibilità nei bambini e perché alcuni comportamenti che possono sembrare capricci, paure esagerate o reazioni incomprensibili hanno spesso bisogno di essere letti da una prospettiva diversa.

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    Come funziona il cervello di un bambino altamente sensibile?

    I bambini altamente sensibili nascono con un sistema nervoso altamente reattivo, cioè, che tende a percepire molte più informazioni dall’ambiente, con un’intensità superiore alla norma. Un cervello che elabora e processa gli stimoli interni ed esterni in modo più profondo di altri.

    Questo modo di funzionare li porta rapidamente a sovraccaricarsi e a sentirsi sopraffatti dalle situazioni.

    In generale,

    • i bambini altamente sensibili si stancano con facilità, perciò, hanno bisogno più degli altri di fare pause e di riposare
    • si sentono disturbati dal rumore di determinati luoghi, dal troppo caldo, da cerniere ed etichette che urtano sulla pelle. Un odore in cucina potrebbe risultare troppo intenso e insopportabile per l’olfatto di un bambino con questa marcata sensibilità, tanto da non riuscire a mangiare e rimanere seduto a tavolo. Anche un indumento bagnato può diventare un dramma.
    • I bambini altamente sensibili sono in grado di percepire dettagli minuscoli e sottili che ad altri sfuggono, sia nell’ambiente che nelle persone (uno sguardo, un tono di voce) e proprio per questo tendono facilmente a distrarsi.
    • Si accorgono con rapidità se gli altri stanno male, siano essi genitori o compagni di scuola o amici. Sono molto attenti ai loro stati d’animo, da cui risultano particolarmente influenzati.
    • Sono bambini che provano rapidamente frustrazione (soprattutto quando devono fare molte cose contemporaneamente) e tendono a piangere per ogni minima contrarietà. Le loro reazioni ai cambiamenti (anche minimi) sono molto spiccate.
    • Sono particolarmente riflessivi e hanno necessità di osservare a lungo prima di agire. Inoltre, per evitare la sovrastimolazione potrebbero non voler andare alle feste o partecipare agli sport di squadra https://danielascandurra.com/feste-di-compleanno-e-bambini-altamente-sensibili-se-tuo-figlio-le-vive-male-ignorarlo-e-un-errore-ecco-cosa-devi-fare-per-aiutarlo/
    • Sono anche perfezionisti. Quando sono sottoposti ad esame, per esempio durante una partita di calcio o un saggio di danza, possono andare in ansia e non ottenere risultati soddisfacenti. E le loro reazioni di fronte a un piccolo errore, potrebbero risultare esagerate.
    • I bambini altamente sensibili possiedono, inoltre, un senso della giustizia molto forte. Per esempio, stanno veramente male se qualcuno viene preso in giro.

    Sono, insomma, bambini che percepiscono tutto più intensamente, per questo motivo, hanno reazioni emotive e comportamentali più accentuate rispetto ad altri loro coetanei (ad es. crisi pianto angoscianti, urla, crisi di collera inspiegabili anche in situazioni di divertimento, difficoltà ad addormentarsi…).

    A volte, perciò, potrebbero essere scambiati per bambini iperattivi, con disturbo da deficit di attenzione, dell’elaborazione sensoriale o addirittura dello spettro autistico. O etichettati come bambini difficili.

    La realtà, invece, è che l’alta sensibilità è un amplificatore.

    Di fronte a uno stimolo i bambini altamente sensibili elaborano quell’informazione in modo diverso da altri.

    È come se avessero un amplificatore mentale che fa sentire loro i suoni, i rumori, ma anche le emozioni in modo amplificato, più forte. Oppure, per farti un esempio più comprensibile, è come se vedessero le cose in alta definizione, mentre altri le vedono sfocate.

    Ecco perché, a un occhio inesperto potrebbero sembrare bambini estremamente irritabili e capricciosi, ma la verità è che vivono in modo più profondo, empatico ed emotivo ciò che gli accade e li circonda.

    Vanno, pertanto, approcciati tempestivamente con le giuste modalità per evitare di considerarli ciò che non sono e aiutarli, invece, a diventare adulti felici e consapevoli del dono speciale che rappresenta la loro sensibilità.

    Quando tuo figlio si sente sopraffatto, sapere come reagire può fare una grande differenza.

    Perché ciò che funziona con altri bambini potrebbe non essere altrettanto utile con un bambino altamente sensibile.

    E a volte, proprio nel tentativo di aiutarlo, rischiamo involontariamente di aumentare il suo disagio.

    Se vuoi capire meglio cosa succede quando tuo figlio va in sovraccarico emotivo e come accompagnarlo rispettando il suo temperamento, ti invito a seguire il mio webinar gratuito dedicato all’alta sensibilità infantile.

    ACCEDI AL WEBINAR GRATUITO https://vimeo.com/1204088150?fl=ip&fe=ec&share=copy

    Come trattare un bambino altamente sensibile. Quattro (4) strategie efficaci per gestire al meglio l’alta sensibilità di tuo figlio

    Hai mai provato a montare un mobile Ikea senza seguire passo passo le istruzioni?

    Un’impresa davvero difficile, se non impossibile. Un rompicapo da cui non se ne viene fuori.

    Al contrario, se segui le indicazioni nei minimi dettagli, seppur impegnativo e a volte complesso, ci riuscirai con molta più facilità di quanto tu creda. E soprattutto ne sarai particolarmente soddisfatta/o.

    Ovvio, non sto paragonando tuo figlio a un mobile. Se mi leggi da tempo, sai che utilizzo molto gli esempi che attingono dalla quotidianità, per aiutarti a sintonizzarti meglio con quello che cerco di spiegarti.

    In questo caso, quello che desidero che tu sappia è che il funzionamento altamente sensibile è diverso da quello che non lo è. Proprio per questo diventa necessario aver chiaro cosa fare quando tuo figlio, tua figlia va in sovraccarico. Altrimenti la situazione rischia di diventare ingestibile, in certi casi un vero e proprio inferno.

    Ecco 4 strategie che ti aiuteranno, nel tempo, a tenere il suo livello di stimolazione più basso, in modo che si sovraccarichi molto meno.

    Incoraggia tuo figlio, tua figlia a fare pause frequenti e a riposare

    Le pause, in generale, rappresentano un aspetto fondamentale per la serenità di un bambino o ragazzo altamente sensibile. Purtroppo, a causa dei ritmi frenetici a cui siamo sottoposti quotidianamente, spesso, l’importanza del riposo viene sottovalutata.

    Ma proprio perché un bambino altamente sensibile sente ed elabora le cose in modo più profondo, le soste per lui sono necessarie.

    Se ne sente il bisogno, nel corso della giornata deve potersi “allontanare” da ambienti rumorosi e sovrastimolanti, perché questo gli consente di ricaricarsi, evitando di stressarsi e lasciarsi andare a reazioni esplosive.

    A questo proposito, se ancora non l’hai fatto ti suggerisco di creare un angolo “zen”, un posto della vostra casa che tenga lontano tuo figlio, tua figlia, da qualsiasi tipo di stimolo o distrazione e gli/le permetta di appartarsi per riprendersi, quando l’intensità delle sue emozioni sta prendendo il sopravvento. Potrebbe essere un angolo della sua stanza o un posticino accogliente nel vostro soggiorno. A seconda delle sue esigenze e preferenze “sensoriali” potrà essere “arredato” con oggetti morbidi e soffici (un cuscino, un plaid), con i suoi libri preferiti o una piccola cassa con cui ascoltare della musica rilassante.

    Infine, se tuo figlio, tua figlia è in età scolare ti suggerisco di limitare la quantità di attività giornaliere in cui coinvolgerlo/a dopo la scuola.

    Sii consapevole dei suoi limiti.

    In particolare i bambini e i ragazzi altamente sensibili possono sentirsi esausti dopo una giornata di scuola. Piuttosto, lascia che se ne stia un po’ di tempo tranquillo nella sua stanza, per dedicarsi a un’attività che gli piace (che non sia un videogioco!).

    Stabilisci e mantieni delle routine

    Avere una routine prevedibile e familiare aiuta i bambini a sentirsi al sicuro e sapere cosa aspettarsi.

    Questo aspetto assume maggiore rilevanza per i bambini altamente sensibili che si sentono facilmente spiazzati dalle sorprese e dal non sapere cosa potrà accadere da un momento all’altro.

    In particolare, se tuo figlio, tua figlia è ancora piccolo/a, gli/le sarà di grande aiuto riuscire a immaginare come si svolgerà la sua giornata, persino la sua settimana!

    Perciò,

    • cercate di mangiare sempre alla stessa ora
    • mantenete la stessa routine per l’addormentamento
    • preparate la sera prima i vestiti da indossare l’indomani
    • lascia che usi gli stessi giochi, racconta a tuo figlio, tua figlia cosa succederà durante la giornata, soprattutto dopo che andrai a prenderlo/a al nido o alla scuola dell’infanzia.
    • Aiutalo/a a visualizzare cosa accadrà e cosa dovrà fare.

    Man mano che crescerà l’aiuterai ad acquisire la capacità di far fronte ai cambiamenti e a diventare più resiliente di fronte a ciò che inevitabilmente potrà cambiare nella sua quotidianità e nella vita in generale.

    Crea il suo “Kit della calma”

    Oltre ad avere un angolo che aiuti tuo figlio, tua figlia a ritrovare la calma, potrai creare per lui/lei un vero e proprio Kit da portare con sé (a scuola, in viaggio, a lezione di musica, a casa di un amico…), contenente oggetti “calmanti” e pronti per l’uso in situazioni di emergenza: palline antistress, bottigliette sensoriali, un piccolo set di tessuti piacevoli al tatto come seta, pile o velluto morbido, immagini che lo/la rendono felice, un profumo che gli/le piace e lo/la rilassa…

    A seconda dell’età, il Kit potrebbe avere a che fare anche con una serie di strategie calmanti, come tecniche di respirazione o di rilassamento muscolare.

    È importante che insegni a tuo figlio, a tua figlia, alcune abilità di coping, adatte alla sua età, che possano aiutarlo/a a sentirsi più sicuro/a quando viene sopraffatto/a da emozioni intense.

    Mantieni la calma e cerca di non reagire in modo eccessivo

    Si, lo so. E’ più facile a dirsi che a farsi.

    Ma sappi che più tu reagisci al comportamento di tuo figlio, tua figlia, più lo rinforzi. Se, invece, rimani calma/o è probabile che lui/lei riesca a calmarsi più in fretta.

    Quando i nostri figli, che siano bambini o ragazzi, non si comportano in modo adeguato in realtà ci stanno comunicando che sono sopraffatti dalle loro emozioni e non sono ancora in grado di gestire quella determinata situazione.

    Essere genitore di un bambino altamente sensibile può mettere a dura prova la tua pazienza, ma ricorda che il modo in cui affronti e gestisci il caos emotivo di tuo figlio, di tua figlia, l’aiuterà a sentirsi al sicuro e a comprendere come ci si comporta in circostanze impegnative.

    Quello di cui ha particolarmente bisogno un bambino altamente sensibile è avere dei genitori da cui sentirsi ascoltato, rassicurato, che lo aiutino ad accettare e regolare le proprie emozioni, senza negarle o minimizzarle:

    “Ma dai, non è successo niente di grave! Adesso smettila di piangere!”

    “Sei troppo emotiva/o!”

    L’importanza di un ambiente calibrato per i bambini altamente sensibili

    Come ci ricorda Elena Lupo, Consulente internazionale Alta Sensibilità (ICHS), con cui ho avuto il privilegio di formarmi,

    “I bambini sensibili per funzionare al meglio
    hanno bisogno di un’ambiente particolarmente «calibrato», in senso materiale ed
    emotivo, di ripetute rassicurazioni rispetto alle loro paure, anche se
    apparentemente «infondate» o non comprese dall’adulto, di ambienti non
    competitivi e di aspettative ragionevoli rispetto ai loro risultati. Hanno
    bisogno di soglie adeguate di stimolazione, che tengano conto della loro
    curiosità e nel contempo dei loro limiti di sovraccarico, necessitano di grande
    attenzione anche agli aspetti non verbali e al rispetto dei loro ritmi
    naturali”.

    Solo in questo modo il tratto dell’alta sensibilità potrà trasformarsi in vantaggio per tuo figlio, tua figlia.

    Diversamente, esiste una maggiore probabilità, rispetto alla media, che questa caratteristica diventi eccessiva timidezza o ansia.

    Ad oggi, i numerosi studi scientifici condotti in diversi paesi come l’Italia, l’Olanda, l’Inghilterra, gli Stati Uniti hanno confermato che l’alta sensibilità contribuisce ad aumentare la vulnerabilità di bambini e ragazzi, se cresciuti in ambienti sfavorevoli, non supportivi, non ottimali per il loro temperamento sensibile. Addirittura è stata dimostrata l’insorgenza di disturbi di vario tipo come aggressività, ansia, preoccupazioni, problemi di attenzione e così via.

    Solo in ambienti dove si sentono compresi, valorizzati, sostenuti e accolti nella loro unicità i bambini e i ragazzi altamente sensibili fioriscono. Le ricerche spiegano che in questi contesti la loro alta sensibilità permette loro di crescere bene e acquisire competenze migliori dei loro coetanei.

    Tuo figlio è altamente sensibile? Il primo passo è imparare a comprenderlo davvero.

    Forse, leggendo questo articolo, hai ritrovato tanti piccoli episodi della vostra quotidianità.

    • Le crisi di pianto che sembrano arrivare dal nulla
    • Le difficoltà ad affrontare situazioni nuove
    • Le reazioni intense a rumori, cambiamenti o emozioni che altri bambini sembrano vivere senza problemi.

    E forse hai iniziato a guardare alcuni comportamenti di tuo figlio, tua figlia, con occhi diversi.

    Perché quando comprendi cosa c’è dietro una reazione, cambia anche il modo in cui puoi affrontarla.

    Le strategie che ti ho condiviso in questo articolo possono essere un buon punto di partenza. Ma per accompagnare un bambino altamente sensibile è importante imparare a riconoscere i suoi bisogni, rispettare i suoi tempi e comprendere quali situazioni rischiano di sovraccaricarlo.

    È proprio per aiutarti a fare maggiore chiarezza che ho preparato un webinar gratuito dedicato all’alta sensibilità nei bambini.

    Un’occasione per approfondire questo tratto temperamentale, comprendere meglio alcune reazioni emotive e comportamentali di tuo figlio e iniziare a guardare alla sua sensibilità non come a un problema da correggere, ma come a una caratteristica da conoscere e accompagnare.

    GUARDA ORA IL WEBINAR GRATUITO https://vimeo.com/1204088150?fl=ip&fe=ec&share=copy

    Perché tuo figlio non ha bisogno di diventare meno sensibile.

    Ha bisogno di adulti che imparino a comprendere la sua sensibilità.