Tuo figlio adora stare in acqua. Appena vede una piscina vuole entrare. Passa il tempo a provare a nuotare, immergersi, galleggiare e fare tutto da solo.
Così pensi: “Gli piace così tanto… magari potremmo provare un corso di nuoto.”
Glielo proponi.
E lui, senza pensarci mezzo secondo ti risponde: “Non voglio andarci. Io so già nuotare!”
Come, scusa?
Oppure, tua figlia passa mezz’ora ogni giorno a ballare davanti allo specchio.
Mette la sua canzone preferita. Inventa passi. Ricomincia da capo. Ti chiama dalla stanza: “Mamma, guarda!”
Ballare le piace. E parecchio!
Così un giorno fai quello che farebbe qualunque genitore. “Visto che ti piace così tanto, perché non proviamo un corso di danza?”
Ti aspetti curiosità. Magari entusiasmo.
E invece arriva la risposta: “No. Non mi serve. Lo so già fare!”
E lì qualcosa non torna.
Perché se le stessi proponendo un’attività che detesta, capiresti il rifiuto. Invece si tratta di qualcosa che ama fare e che la diverte.
Allora provi a convincerla.
“Facciamo una prova e poi decidi.”
“Non devi sapere già fare tutto!”
“È solo per divertirti!”
Niente.
Quel “lo so già fare” rimane piantato lì.
E più provi a convincerla, più rimane ferma nella sua posizione.
Il problema è che forse state parlando di due cose completamente diverse.
Tu stai parlando di danza.
Lei, senza riuscire necessariamente a dirtelo, probabilmente sta cercando di proteggere dentro di sè qualcosa di molto più delicato: la sensazione di essere competente.
Finché lo fa per conto suo è un gioco. Quando deve imparare, cambia tutto
Pensaci.
Quando tua figlia balla davanti allo specchio ha il controllo praticamente su tutto.
Sceglie lei la musica.
Decide lei i passi.
Decide lei quando ricominciare.
Se un movimento non le viene bene, può modificarlo senza che nessuno dica niente.
E soprattutto non c’è un’insegnante che a un certo punto la ferma: “No, aspetta. Il piede va messo così.”
Non c’è una bambina accanto a lei che esegue perfettamente un passo che lei non ha mai provato.
Non c’è qualcuno che le chiede di ripetere proprio quell’esercizio che non riesce a fare.
In camera sua può sentirsi competente.
Poi entra in una scuola di danza. E cambia tutto.
Lì c’è qualcuno che le insegna cosa fare e come farlo. E prima o poi arriverà inevitabilmente qualcosa che non saprà fare.
Normalissimo, no?
Per noi adulti, ovviamente!
È esattamente il motivo per cui si va a lezione.
Ma prova per un momento a guardare la stessa scena dalla prospettiva di un bambino che vive l’errore con particolare intensità.
Vedi, tu pensi: “Che bello, può imparare a ballare meglio.”
Tua figlia potrebbe pensare: “E se lì scopro che non sono così brava come penso?”
Sembra una differenza minuscola. Ma per alcuni bambini è enorme. E allora quel “Lo so già fare!” che sembrava così assurdo comincia ad avere una sua logica.
Mentre leggi stai riconoscendo tuo figlio?
Se questo modo di reagire ti sembra familiare, ho preparato un webinar gratuito per aiutarti a capire meglio cosa può esserci dietro alcuni comportamenti che, a prima vista, possono sembrarti difficili da comprendere.
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Il perfezionismo può mostrarsi in modi molto diversi
Quando pensiamo al perfezionismo immaginiamo immediatamente un bambino precisissimo, che vuole il quaderno immacolato e il disegno senza una sbavatura https://danielascandurra.com/mio-figlio-non-accetta-di-sbagliare-in-che-modo-lapproccio-montessori-puo-aiutare-i-bambini-a-tollerare-lerrore-e-a-crescere-sicuri-di-se/
Ma sarebbe un errore fermarsi lì.
Il perfezionismo può presentarsi in modo meno evidente. Per esempio
- con una scenata quando qualcosa non riesce subito
- o con il rifiuto di una correzione
- oppure con quel bisogno esasperante di sapere esattamente cosa succederà prima di cominciare
- o ancora con quel cambiamento improvviso che molti genitori conoscono bene: fino a trenta secondi prima tuo figlio voleva fare qualcosa a tutti i costi. Poi incontra una difficoltà. E improvvisamente parte con: “È stupido!”, “Non mi piace!”, “Non lo voglio più fare!”
Strano?
Non necessariamente.
Perché se per me sbagliare significa rischiare di sentirmi “non bravo”, ho una soluzione estremamente efficace per non provare quella sensazione: smettere prima. O addirittura non iniziare affatto.
E qui arriviamo a un punto importante.
In alcuni bambini, non in tutti, questo modo di reagire può avere a che fare con l’alta sensibilità https://danielascandurra.com/bambini-difficili-o-altamente-sensibili-breve-manuale-di-istruzioni-per-riconoscere-comprendere-e-gestire-lalta-sensibilita-di-tuo-figlio/
Attenzione, non significa che ogni bambino che dice “Lo so già fare!” sia altamente sensibile. E nemmeno che ogni bambino perfezionista lo sia.
Ma in alcuni di loro questo comportamento può essere un piccolo pezzo di un quadro più ampio.
Un bambino altamente sensibile tende a elaborare profondamente quello che gli succede, a registrare molti dettagli e a reagire intensamente agli stimoli e alle esperienze.
E questo può riguardare anche l’errore.
Immagina una lezione di nuoto. L’istruttore di nuoto dice: “Prova a muovere le braccia così.”
Un bambino può pensare semplicemente: “Ok.”
Un altro: “Allora lo stavo facendo male!”
L’istruttore non lo ha rimproverato. Non gli ha detto che non è capace. Gli ha semplicemente dato un’indicazione. Eppure quella frase è arrivata in modo diverso. Perché le parole possono essere le stesse.
L’esperienza interiore no.
E quella che a te sembra una tranquilla lezione di prova può essere vissuta da tuo figlio quasi come una verifica.
Ecco perché cercare di convincerlo spesso non funziona
Immagina la scena: Tu dici: “Prova!” E tuo figlio ti risponde con un secco: “No!” Tu insisti: “Ma ti piace!”. E lui: “Non voglio, lo so già fare bene!”, “È solo una lezione!”, ribadisci. “Ho detto di no!” è la conclusione di tuo figlio. Indispettita gli ribatti: “Ma come fai a dire che sai già farlo se non hai mai provato?”.
Ed è vero!
Dal punto di vista logico il tuo ragionamento non fa una piega.
Peccato che il problema, in quel momento non ha a che fare con la logica.
Perché se dietro quel “Lo so già fare!” c’è proprio il bisogno di sentirsi competente, hai appena trasformato la conversazione in una discussione sulla sua competenza.
Il punto non è stabilire chi abbia ragione.
Ma aiutare tuo figlio, gradualmente, a tollerare che può non saper fare qualcosa e stare bene lo stesso.
Che può sbagliare, essere corretto, vedere qualcuno più capace di lui e continuare comunque a divertirsi.
Che può amare una cosa anche mentre sta ancora imparando a farla.
Ed è una lezione che va molto oltre il corso di danza.
Se leggendo queste righe hai iniziato a riconoscere tuo figlio, nel mio webinar gratuito sull’alta sensibilità nei bambini ti mostro quali caratteristiche osservare e come capire se questa chiave di lettura può aiutarti a dare un senso anche ad altri suoi comportamenti.
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Quindi come rispondere a quel “Lo so già fare!”?
Evita di discutere sulla sua presunta competenza
Se tuo figlio ti dice: “Non voglio andare, tanto so già nuotare!” non rispondergli: “Non è vero!. Hai ancora tantissimo da imparare!”.
Probabilmente è tutto vero.
Ma probabilmente non ti porta dove vuoi andare.
Prova invece a togliere il riflettore dalla prestazione.
“Non dobbiamo andare per vedere se sai già nuotare. Andiamo a vedere com’è”. Oppure: “Magari ti diverti a nuotare con gli altri bambini”.
Sembra una piccola differenza di linguaggio.
In realtà così non lo percepirà come una prova della sua “bravura”, ma comeun modo per provare qualcosa di nuovo e vedere se gli piace.
Lascia che tuo figlio ti veda mentre non sai fare qualcosa
Non serve trasformare ogni tuo errore in una lezione pedagogica.
Basta non nasconderlo.
“Questa torta non è venuta come volevo… pazienza, la prossima andrà meglio”.
“Ops, ho sbagliato strada. Vabbè, torniamo indietro”.
Perché puoi dire cento volte a tuo figlio che “sbagliare è normale”.
Ma quando ti vede fare qualcosa che non ti riesce, correggerti e andare avanti senza farne un dramma, quel messaggio diventa concreto.
Resta però una domanda.
Ed è probabilmente quella che mette più in difficoltà un genitore.
“Devo insistere o rispettare il suo no?”
Sarebbe comodo risponderti con una regola universale.
Peccato che non esista.
Perché dietro lo stesso: “NON CI VOGLIO ANDARE!” possono esserci motivi molto diversi.
Tuo figlio
- può avere paura di sbagliare
- può sentirsi a disagio in un ambiente che non conosce
- può aver bisogno di osservare prima di buttarsi
- oppure può semplicemente non avere voglia di andarci.
Tu senti sempre lo stesso “no”, ma dietro quel rifiuto possono esserci bisogni completamente diversi.
Per questo la domanda più utile non è: “Come faccio a convincerlo?”, ma: “Perché in questo momento ha così bisogno di dire no?”
Solo quando comprendi cosa c’è sotto a un determinato comportamento puoi decidere se tuo figlio ha bisogno di essere accompagnato un passo più avanti oppure se, in quel momento, continuare a spingerlo significherebbe semplicemente sovraccaricarlo.
Quel “Lo so già fare!” potrebbe essere soltanto la punta dell’iceberg
A questo punto, forse, quel “Lo so già fare!” ti sembrerà già un po’ diverso da come lo percepivi all’inizio.
Non più soltanto una risposta assurda, un modo per impuntarsi o la convinzione di essere già bravo.
Potrebbe invece rappresentare un piccolo indizio di come tuo figlio vive le situazioni in cui non si sente subito sicuro e capace.
Ed è questa la parte interessante.
Perché quando inizi a guardare cosa c’è dietro un comportamento, invece di fermarti al comportamento stesso, alcune reazioni che prima apparivano incomprensibili possono iniziare ad avere un senso.
Questo non significa che tuo figlio sia necessariamente altamente sensibile.
Ma potrebbe valere la pena chiederti se l’alta sensibilità possa essere una chiave di lettura utile per comprenderlo meglio.
Nel mio webinar gratuito ti aiuto proprio a fare questo: capire quali caratteristiche osservare e se l’alta sensibilità può aiutarti a dare un senso ad alcuni comportamenti di tuo figlio che finora hai fatto fatica a decifrare.
Perché la prossima volta che ti dirà: “Non mi serve. Lo so già fare!” forse non sentirai soltanto un bambino che si sta impuntando.
Potresti riuscire a comprendere meglio che cosa sta cercando di dirti con quel “no”.
→ Guarda il webinar https://vimeo.com/1204088150?fl=ip&fe=ec&share=copy