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GENITORI ALTAMENTE SENSIBILI: PERCHÉ TI SENTI SEMPRE UN GENITORE SBAGLIATO (ANCHE QUANDO STAI FACENDO DEL TUO MEGLIO) E COSA C’ENTRA IL TUO SISTEMA NERVOSO

Sei sul divano a guardare un cartone animato con tuo figlio (o tua figlia) di sei anni.

Lui sgranocchia pop-corn tranquillamente; tu, invece, stai lottando con tutte le tue forze per ricacciare indietro le lacrime per una scena leggermente commovente.

Oppure pensa a quel pomeriggio in cui tua figlia adolescente ti ha risposto male prima di chiudersi in camera.

Una frazione di secondo. Eppure quell’occhiata ti è rimasta appiccicata addosso per ore, mandandoti in tilt il cervello per tutta la serata.

E che dire a fine giornata?

Sei completamente sfinita (o sfinito), sfatta dalla stanchezza. Poi pensi  alla tua amica o la tua vicina di casa, che dopo una giornata identica alla tua hanno ancora l’energia per cucinare una cena da tre portate, rispondere alle email di lavoro e organizzare il weekend per tutta la famiglia. E tu ti chiedi: “Ma com’è possibile che io mi senta un relitto umano e loro sembrano appena uscite da una SPA?”.

Se hai risposto di sì ad almeno una di queste situazioni, voglio dirti una cosa fin da subito, forte e chiara:

non sei esagerata. Non sei “troppo emotiva”.
E, soprattutto, non stai sbagliando assolutamente nulla come genitore.

Fai un respiro profondo.

In questo articolo non troverai i soliti consigli teorici che ti fanno sentire in colpa o che ti dicono di “impegnarti di più”. Sei già stanca, l’ultima cosa di cui hai bisogno è un dito puntato contro.

Il problema non è che ci sia un errore nel tuo codice genetico: è che nessuno ti ha mai spiegato come funziona il tuo sistema nervoso.

Potresti semplicemente essere un Genitore Altamente Sensibile. 

E se comprendi davvero cosa significa, ti garantisco che la tua vita e il modo in cui cresci i tuoi figli cambieranno significativamente.


Il “difetto” che in realtà è un superpotere 

Nel mio lavoro di pedagogista, dopo vent’anni passati a supportare centinaia di famiglie, c’è una cosa che mi fa profondamente arrabbiare: il modo in cui la psicologia spicciola spinge le mamme e i papà a sentirsi sbagliati, solo perché nessuno ha mai spiegato loro come funzionano davvero.

Tanti dei genitori che arrivano da me si descrivono come “troppo ansiosi”, “troppo reattivi”, “troppo coinvolti emotivamente”. Persone straordinarie che passano anni a scusarsi con se stesse e con il mondo, confrontandosi costantemente con gli altri genitori e sentendosi sempre fuori posto: in eccesso da qualche parte, in difetto da un’altra.

Poi ci parlo cinque minuti e il quadro mi è chiarissimo: sono persone altamente sensibili.

Lo sono sempre state, fin da piccole.

Mettiamo subito un punto fermo: non stiamo parlando di una patologia, di un disturbo mentale o di una debolezza che devi superare a suon di “Stringi i denti!”. L’alta sensibilità è un tratto del temperamento, studiato fin dagli anni Novanta dalla ricerca scientifica, che caratterizza circa il 20-30% della popolazione mondiale.

Quindi…non sei sbagliata. Funzioni solo con regole differenti.


I 4 segnali che rivelano la tua alta sensibilità


Essere un genitore altamente sensibile significa elaborare la realtà in modo molto più intenso rispetto alla media. Nella vita di tutti i giorni con i tuoi figli, questo si traduce in quattro caratteristiche ben precise:

  • L’analisi profonda: tu non ti limiti a vivere le cose, le elabori in profondità. Questo filtro finissimo ti rende straordinariamente riflessiva e ti permette di accorgerti di ogni minimo cambiamento emotivo e nel comportamento di tuo figlio, prima di chiunque altro.
  • Il sovraccarico rapido: un cervello che elabora tutto a un livello così profondo consuma una quantità di energia mostruosa. Ecco perché vai in cortocircuito molto prima degli altri negli ambienti caotici o quando i piani saltano all’ultimo secondo.
  • Sei profondamente empatica: senti letteralmente le emozioni degli altri dentro di te. Ogni gioia, pianto o frustrazione di tuo figlio ti entra dentro come una scarica elettrica, amplificata al massimo.
  • Noti l’invisibile: tu cogli dettagli che per la maggior parte delle persone non esistono. Un micro-cambiamento di tono nella voce, un secondo di esitazione, il clima pesante in una stanza. Tu leggi la vita ad altissima definizione.


Metti insieme questi quattro elementi e capisci immediatamente perché fare il genitore, per te, richieda uno sforzo immenso.


La verità sulla “ruminazione” (che non ti hanno mai detto)

Scommetto che una delle cose per cui ti colpevolizzi di più è la tua tendenza a rimuginare. I bambini finalmente dormono, la casa è silenziosa, potresti rilassarti. E invece la tua mente si accende e inizia il processo a tutto quello che hai detto o fatto durante il giorno.

“Avrò esagerato a urlare?”

“Quella risposta lo avrà ferito?”

“E se quel capriccio nascondesse un disagio più profondo?”.

Gli esperti usano una parola ben precisa per descrivere questo meccanismo: lo chiamano “ruminazione”, trattandolo come un difetto comportamentale da correggere.

Io la vedo in modo diametralmente opposto.

Quella che gli altri chiamano ruminazione, per te genitore altamente sensibile è semplicemente il tuo sistema nervoso che va in sovraccarico e  continua a macinare, a scavare, a lavorare su un fatto anche quando la situazione è ormai archiviata.

Ti faccio un paio di esempi pratici. 

Tuo figlio di quattro anni non vuole mettersi le scarpe per andare all’asilo. Glielo chiedi dieci volte con il sorriso, poi perdi la pazienza e lanci un urlo. Alle undici di sera sei ancora lì, a fissare il soffitto al buio, con il sistema nervoso incastrato in una spirale di pensieri che non riesci a spegnere: ‘Non sono una brava mamma’“.

Oppure: tua figlia di quindici anni torna da scuola e ti risponde malissimo. Stavolta, con uno sforzo sovrumano, riesci a mantenere la calma. Non urli, respiri profondamente e la lasci andare in camera sua. Gestione da manuale. Eppure, poche ore dopo sei di nuovo lì, a fissare lo stesso soffitto, ad analizzare ogni singola parola, chiedendoti se quel silenzio non sia stato un errore e se in fondo stai sbagliando tutto.

Vedi il paradosso? Reagisci male e stai male. Reagisci bene e stai male lo stesso.

E questo accade perché tratti il tuo ruolo di genitore con serietà monumentale. Ci tieni profondamente, e questa è una risorsa immensa.

Il problema reale non è che pensi troppo: è che ti manca una strategia.

Manca quel libretto delle istruzioni fondamentale per imparare a mettere un punto, spegnere i pensieri e riprendere il controllo prima che la mente ti trascini nel solito labirinto di ansie.

La differenza tra una riflessione utile e una spirale di ansia che ti toglie il sonno sta tutta qui.

È solo una questione di metodo.

E la buona notizia è che questa è un’abilità che si impara.


Cosa dice la scienza (e perché questa è la svolta che stavi aspettando)

Adesso lasciamo da parte le chiacchiere e guardiamo in faccia i dati concreti. 

La ricerca scientifica ha studiato esattamente cosa succede quando una persona altamente sensibile si trova a fare il genitore.

E indovina un po’?

I risultati ribaltano completamente l’idea che hai sempre avuto di te stessa. Smontano una volta per tutte la convinzione di essere quella “sbagliata” o “troppo fragile”.

I dati ci dicono due cose fondamentali. 


Verità Numero 1: il biglietto d’ingresso per te costa il doppio

Nelle prime fasi della genitorialità, il genitore altamente sensibile subisce una batosta micidiale.

I tuoi livelli di stress volano a quote che un genitore medio non può nemmeno immaginare.

Caos, urla, pianti e l’imprevedibilità totale dei figli sono un terremoto continuo per un sistema nervoso ad alta risoluzione come il tuo.

Tu non ricevi semplicemente gli stimoli: li amplifichi.

Paghi un prezzo altissimo in termini di energia e stanchezza cronica.

Ma c’è un motivo se questo prezzo è così alto. Ed è la seconda verità.


Verità Numero 2: la qualità del tuo risultato non ha rivali

Nonostante lo stress da record, i genitori altamente sensibili registrano punteggi di sintonizzazione con i figli che surclassano la media.

Giochi letteralmente un altro campionato!

Laddove gli altri genitori devono sforzarsi per capire cosa c’è che non va, tu leggi i segnali di tuo figlio con una precisione chirurgica. S

enti il suo bisogno prima ancora che si esprima.

Sai esattamente come rassicurarlo e come costruire quel legame profondo che la scienza definisce “attaccamento sicuro”.

Il celebre psichiatra Daniel Siegel parla di questa sintonizzazione come del pilastro assoluto per la salute emotiva di un bambino.

Per un genitore normale, questo richiede sforzo e studio; per te è una risposta naturale, il tuo modo spontaneo di stare al mondo. Tu tuo figlio lo senti dentro.


Non sei tu il problema: stai solo guidando una Ferrari senza i freni

Mettiamo i punti sulle i.

Non c’è nessun difetto strutturale da correggere dentro di te. Smettila di darti le colpe o di pensare di non essere all’altezza.

Tu hai tra le mani una macchina da corsa straordinaria, che funziona infinitamente meglio della media. Possiedi un motore emotivo potentissimo. Il problema reale è che nessuno ti ha mai dato il manuale d’istruzioni per gestirlo, e così finisci inevitabilmente fuori strada, prosciugata di ogni singola goccia di energia.

Non devi cambiare la tua natura.

Devi solo imparare a calibrare i consumi di questo motore.

Devi smettere di subire la tua sensibilità e iniziare a governarla, prima che ti consumi.

E la buona notizia è che la strategia per farlo esiste. Punto.


Come cambia la tua sensibilità mentre tuo figlio cresce

L’alta sensibilità non scompare con il tempo. Cambia solo forma a seconda dell’età di tuo figlio. E se non sai come si evolve, rischi di combattere una guerra persa in partenza.

Ecco come cambiano le regole del gioco e dove rischi di finire “la benzina” senza accorgertene:


Da 0 a 3 anni: Il sovraccarico sensoriale. Sei letteralmente bombardata pianti continui, disordine e quel bisogno di contatto fisico h24 che ti prosciuga. Ma c’è il risvolto della medaglia: la tua sensibilità è un radar millimetrico. Distingui il pianto di fame da quello di colica a tre settimane e disinneschi il capriccio prima ancora che esploda.


Da 6 a 12 anni: La trappola della fusione emotiva. Tuo figlio litiga con un amico o viene escluso da una festa? Tu provi quel dolore sulla tua pelle e ci perdi il sonno, anche se lui il giorno dopo è già passato oltre. Qui il tuo compito è quello di  tracciare un confine netto tra il suo dolore e il tuo. Se ti fai fagocitare, perdi la lucidità. E un genitore senza lucidità non può essere di aiuto.


Con gli adolescenti: Lo shock del distacco. Per staccarsi e crescere, i ragazzi alzano muri e rispondono a monosillabi. Per te che leggi l’anima, questo silenzio è doloroso. Sembra un rifiuto, ma è solo crescita. Quel filo non si è rotto, si è solo allentato. La tua capacità di decodificare i suoi silenzi è la sua salvezza: ha bisogno di un porto sicuro, non di un genitore invadente.


Il piano d’azione: cosa devi fare concretamente da domani mattina

La teoria non ti salva.

Sapere di essere un genitore altamente sensibile non serve a nulla se continui a gestire le tue giornate come hai sempre fatto.
Ora si passa ai fatti.

Ecco tre regole, non negoziabili, da applicare subito:

  •  Pianifica il recupero sensoriale
    Il tempo per te stessa e il silenzio non sono un premio che ti concedi se hai fatto “la brava”. È manutenzione ordinaria del tuo sistema nervoso. Metti in agenda 20 minuti di isolamento totale al giorno. Esci per una passeggiata all’aperto a passo lento, scarica i pensieri scrivendo su un diario, o immergiti nelle pagine di un libro. Fai sparire lo smartphone: zero notifiche, zero schermi. Non stai abbandonando nessuno: stai resettando un sistema meraviglioso prima che vada in fumo. Punto.
  • Smetti di paragonarti agli altri genitori
    Evita di torturarti guardando la mamma della porta accanto. Se lei si stanca la metà di te, non è più forte o più brava di te. Ha solo un sistema nervoso diverso. Tu guidi una Ferrari emotiva, lei un’utilitaria. I consumi sono diversi. Accettalo e smetti di misurare il tuo valore con il metro degli altri.
  • Dai un nome a ciò che ti appartiene
    Sviluppa l’abitudine di separare le tue emozioni da quelle di tuo figlio. Quando senti un’ondata di ansia o rabbia improvvisa, fermati e chiediti: “Questa emozione è mia, o sto solo assorbendo come una spugna la sua?”. E’ l’unico modo per mantenere lucidità ed evitare reazioni automatiche dettate dal panico.


La svolta: smetti di subire. Inizia a guidare

Essere un genitore altamente sensibile oggi ti costa carissimo. Ti costa stanchezza cronica, esaurimento nervoso e notti passate in bianco a fare il processo a te stessa.

Ma c’è l’altra faccia della medaglia.

La tua biologia legge i bisogni di tuo figlio con una  capacità di sintonizzazione che altri genitori non possiedono. Hai un potenziale di connessione pazzesco.

Il tuo obiettivo da oggi non è sforzarti di diventare meno sensibile.

È impossibile!

Il vero lavoro è smettere di farti la guerra, capire come funzioni e imparare a gestire questo motore potentissimo. Quando impari a guidare la Ferrari, cambia tutto.

Se ti sei riconosciuta in ogni singola parola e hai capito che è il momento di smettere di subire la tua sensibilità e iniziare finalmente a governarla, io posso aiutarti.

Riprenditi il tuo spazio.

Riprenditi il tuo ossigeno.

Trasforma il tuo tratto distintivo nel più grande superpotere per crescere tuo figlio.

Non ti sto offrendo i soliti consigli teorici da manualetto.

Da oltre 20 anni mi occupo esclusivamente di consulenza ai genitori e ho scelto di specializzarmi sull’Alta Sensibilità.

Ho aiutato centinaia di mamme e papà a fare esattamente questo passo: mappare il proprio sistema nervoso e riprendere il controllo della propria vita familiare.

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In questa mezz’ora andiamo dritti al punto: vediamo dove il tuo sistema nervoso sta andando in cortocircuito e capirò come poterti essere di aiuto.

Attenzione:

i posti disponibili in agenda ogni mese sono limitati e si esauriscono alla velocità della luce. Blinda la tua svolta adesso, prima che sia troppo tardi.

Daniela Scandurra – Pedagogista Montessoriana

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