“Simone ha 7 anni e mezzo ed è sempre stato un perfezionista” mi racconta la sua mamma in consulenza. “Se un gioco non va come vuole lui o non riesce a fare qualsiasi altra cosa come si aspetterebbe, oppure gli capita di sbagliare, comincia a disperarsi, urla, lancia oggetti e si lascia andare a un pianto ininterrotto. Avrei bisogno di qualche strategia che mi aiuti ad affrontare questa situazione ricorrente…”
Quella che hai appena letto è la richiesta di aiuto che mi ha rivolto qualche giorno fa una mamma, durante una consulenza.
Non è un caso isolato.
Ogni settimana parlo con genitori che si ritrovano davanti a bambini che si arrabbiano per ogni minimo errore, che vogliono “vincere” a tutti i costi altrimenti esplodono in crisi di pianto e sconforto incontenibili, che mollano appena qualcosa non va come vorrebbero, che trasformano ogni “sconfitta” in un dramma epocale.
E allora la domanda che si fanno è sempre quella:
“Come possiamo aiutare i nostri figli a non andare in crisi ogni volta che sbagliano?”
“Come possiamo contenere quella rabbia, quel pianto, quell’ansia che cresce ogni volta che qualcosa non va come loro vorrebbero?“.
D’altronde l’errore è inevitabile.
Fa parte dell’apprendimento. Fa parte della vita. Ma a un certo punto, per alcuni bambini, diventa intollerabile.
Credimi, non è un capriccio.
È piuttosto il risultato di un contesto educativo e culturale che ha perso confidenza con l’errore. Viviamo in una società che esalta la performance, la velocità, il risultato e che ci ha convinto che valere significhi riuscire. Che l’amore si guadagni con la perfezione. Che sbagliare voglia dire essere sbagliati.
L’errore non è previsto. È escluso dal copione.
E i bambini, anche se nessuno glielo dice apertamente, lo apprendono da ogni sguardo, ogni sospiro, ogni silenzio carico di aspettativa. Così iniziano a interpretare ogni inciampo non come un passaggio fisiologico, ma come un segnale di inadeguatezza. Non come parte del viaggio, ma come fosse un pericoloso. Non come una possibilità di crescita, ma come una minaccia alla loro identità.
Il problema, però, non sono i bambini, quanto piuttosto il significato che diamo noi adulti all’errore. È lì che si gioca tutto: nel modo in cui
- reagiamo
- rispondiamo
- etichettiamo ogni loro tentativo che non va “a buon fine”.
Perciò, finché continueremo a considerare ogni sbaglio come un fallimento da evitare piuttosto che un’opportunità da abbracciare, cresceremo figli ansiosi, bloccati, perfezionisti che vivono la scuola, i giochi, le relazioni come palcoscenici dove dimostrare di essere “abbastanza”.
Eppure, esiste un altro modo di guardare all’errore. Un modo più umano. Più profondo.
Maria Montessori lo aveva capito benissimo:
“E’ necessario ammettere che tutti possiamo sbagliare; è una realtà della vita, cosicchè l’ammetterlo è un gran passo verso il progresso. (…) meglio sarà avere verso l’errore un atteggiamento amichevole e considerarlo come un compagno che vive con noi ed ha un suo scopo, perché veramente ne ha uno”.
L’errore non è un ostacolo. È un indicatore. Ci mostra dove siamo e dove possiamo arrivare. Proprio per questo, come suggerisce Maria Montessori, sarà opportuno che l’errore diventi un amico. L’unico modo per trarne vantaggio.
La vera sfida, quindi, non è impedirlo.
Ma creare le condizioni interiori ed educative perché i nostri figli non si identifichino con esso. Perché possano continuare a provarci, anche se sbagliano.
Senza sentirsi inadeguati. Senza pensare di dover essere perfetti.
Nel resto dell’articolo ti accompagno a scoprire:
- cosa succede nel cervello di tuo figlio (o tua figlia) quando sbaglia (e perché esplode o si blocca)
- come puoi intervenire senza giudizio ma con presenza
- e quali strategie quotidiane trasformano il fallimento in fiducia.
Pronta/o a cambiare il modo in cui tuo figlio vive gli errori?
Andiamo in profondità. E cominciamo da ciò che nessuno ti ha mai detto davvero.
INVECE DI INTERVENIRE PROVA A…
Quando tuo figlio scoppia in lacrime o si arrabbia perché qualcosa non gli è riuscito… anche se ti sembra che stia “facendo un dramma per niente”, trattieniti dal correre a calmarlo.
A meno che non rischi di farsi male (o di far male a qualcuno), intervenire in quel momento serve solo a peggiorare la situazione. Perché quando è travolto dalla rabbia, tuo figlio non ascolta. Non ragiona. È come se dentro di lui si fosse esplosa una tempesta e tu non puoi domarla con le parole.
In quel momento non ha bisogno che tu gli dica “Calmati!” o “Non è successo niente!”.
Ha bisogno di sentire che lo capisci.
Che va bene anche se ha sbagliato.
Che il suo valore non dipende da quel foglio stropicciato o da quel castello di Lego crollato.
Solo dopo, quando la rabbia si trasformerà in dispiacere, potrai avvicinarti davvero. Un abbraccio, una carezza, un tono calmo: spesso bastano più di mille discorsi.
È da lì che riparte la connessione.
Successivamente, a seconda della situazione che ha scatenato la sua rabbia potrai fare qualcosa in più. Passata la tempesta emotiva sarà sicuramente più ricettivo e maggiormente disponibile a parlare e ad ascoltare ciò che vorrai dirgli.
Per esempio, se si è arrabbiato perché il disegno non gli veniva come voleva, puoi proporgli di colorare un mandala con te. Aiuta a calmarsi e a liberare la mente.
Oppure, come mi raccontava una mamma in uno dei miei gruppi durante un percorso di Scuola Genitori, potete trasformare “il disegno sbagliato” in qualcosa di nuovo e divertente, aggiungendo colori, linee, fantasia.
Così l’errore smette di essere una macchia… e diventa materia per creare.
Altre volte, però, la cosa migliore da fare è proprio non fare niente.
Lascia che finisca ciò che ha iniziato, anche se ci mette tanto, anche se lo vedi sbagliare.
Resisti alla tentazione di correggere o di sostituirti a lui.
Se la tua bambina ti sembra tentennante mentre prova la sua nuova bicicletta senza rotelle, lascia che faccia i suoi “maldestri” tentativi (in fondo chi nasce sapendo già fare tutto?), permettile di “correggersi” da sola, di perdere l’equilibrio e di ritrovarlo. Rimani accanto a lei per sostenerla nel caso avesse un reale bisogno di aiuto. Sappi che il tuo intervento potrebbe essere vissuto come una mancanza di fiducia nelle sue possibilità, se non addirittura come un’offesa.
Lo so, non è semplice.
Guardare senza intervenire è una delle prove più difficili per un genitore.
Ma è lì, in quei momenti in cui lo lasci tentare e ritentare, che tuo figlio costruisce la sua vera forza.
Come diceva Maria Montessori: “Correzione e perfezionamento vengono soltanto quando il bambino può esercitarsi a volontà per lungo tempo”.
EVITA SIA LE CRITICHE CHE GLI ELOGI
Tuo figlio ha bisogno di imparare a sbagliare senza sentirsi “sbagliato”. A tollerare la frustrazione di non riuscire, senza che il suo valore venga messo in discussione.
Quando gli dici “Guarda, è semplice… com’è possibile che non riesci?” o “Lascia stare che lo faccio io!”, non lo stai aiutando a migliorare: stai minando la sua fiducia, in te e in se stesso. Come scriveva Maria Montessori:
“Dire: «Sei stupido», è umiliante: è insulto e offesa, ma non correzione, perché il bambino per correggersi deve migliorare, e come può migliorare se (…) viene umiliato?”.
Molti di noi sono cresciuti con l’idea che “far notare gli errori” serva a stimolare il miglioramento. Ma la verità è che un bambino criticato di continuo smette di provare. Smette di divertirsi nel fare. E finisce per credere che non è mai abbastanza.
Crescendo si adeguerà all’immagine negativa che gli adulti hanno di lui e si porterà dentro frasi come:
“Non sono capace!”
“Non sono abbastanza intelligente!”
“Non ce la farò mai!”
Spesso, la causa di un atteggiamento che tende a sottovalutarsi, presente in tanti bambini e ragazzi, nasce proprio da lì: da un modo di educare pieno di buone intenzioni, ma che lascia addosso la paura costante di sbagliare.
Come diceva Grazia Honegger Fresco, allieva di Montessori:
“La questione di fondo è se si ha o no fiducia nelle forze originarie e autoformative di ciascun bambino, se ci preme che nulla distrugga in lui il piacere di fare, se vogliamo sostenere dall’esterno questa formidabile «autoscuola»: io so correggermi da solo”.
E qui arriva il colpo di scena: anche gli elogi, sì, proprio loro, possono fare danni.
Perché se le critiche bloccano, gli elogi creano dipendenza. Montessori li chiamava “strumenti di schiavitù”.
Gli studi più recenti in psicologia lo dicono chiaramente: lodare un bambino con frasi come “Sei intelligente!” o “Sei bravissimo!” non lo rafforza, lo intrappola. Perché in quel momento, senza che tu te ne accorga, gli stai insegnando una cosa sottile ma potentissima: che il suo valore dipende dal risultato, non da quanto si impegna.
Il punto è questo: i bambini devono imparare a trovare soddisfazione nel fare, non nel piacere di essere applauditi. Non serve dire loro che sono speciali, serve farli sentire capaci, competenti.
Non lodare il talento di tuo figlio: aiutalo piuttosto a scoprire la soddisfazione che nasce dall’impegno. Perciò, invece di dire: “Come sei bravo!” prova con:“Hai fatto proprio un buon lavoro, devi essere proprio fiero di te.”
Sembra una sfumatura, ma cambia tutto. Perché un bambino che si sente gratificato dai suoi stessi sforzi costruisce una sicurezza che non crolla davanti al primo errore.
“Ma come è possibile!”, penserai! “I bambini amano essere lodati, sentirsi dire che sono intelligenti, bravi!”.
Si, è vero. A loro piace ricevere complimenti, li fa sentire elettrizzati. Ma si tratta di un effetto temporaneo, perché alla minima difficoltà la fiducia in sé e la motivazione svaniscono.
In fondo se essere intelligenti significa avere successo, sbagliare vorrà dire essere incapaci.
CONDIVIDI CON TUO FIGLIO LE STORIE DI QUANTI CE L’HANNO FATTA
Ai bambini serve sapere che chi riesce non è chi non sbaglia mai, ma chi ha avuto il coraggio di continuare. Raccontagli le storie di chi ha trasformato le cadute in trampolini:
- di Marie Curie che ha provato e riprovato centinaia di volte prima che un esperimento funzionasse davvero
- di Michael Jordan escluso dalla squadra del liceo perché non era abbastanza alto rispetto ai suoi compagni
- di Serena e Venus Williams che si sono alzate all’alba per anni per allenarsi
- di Maria Montessori che ha dovuto affrontare i pregiudizi e l’isolamento a causa delle sue idee innovativa sull’educazione dei bambini
- o di J. K. Rowling, rifiutata da dodici case editrici prima che Harry Potter vedesse la luce.
Non servono discorsi lunghi. A volte basta dire: “Vedi? Anche loro hanno sbagliato cento volte. Ma non si sono fermati.”
E poi portalo dentro la tua storia.
Raccontagli le volte in cui ti sembrava di non farcela, ma hai trovato la forza di andare avanti e ogni errore ti ha insegnato qualcosa, ti ha resa/o più forte, più vera/o, più te.
E ricordagli da dove viene la sua forza. Parlagli delle cose che non riusciva a fare e che oggi gli riescono con naturalezza:“Sai quante volte sei caduto e ti sei rialzato prima di imparare a camminare? Provando e riprovando alla fine ce l’hai fatta e adesso, addirittura, quando corri non ti prende più nessuno!”
FAI IN MODO CHE L’ERRORE SIA SEMPRE IL BENVENUTO
Nell’educazione montessoriana, l’errore non è un nemico. È un ospite di casa. Sempre il benvenuto. Maria Montessori lo diceva con una chiarezza disarmante:
“Da qualunque parte si guardi, troviamo sempre il Signor Errore!”
Sembra una battuta, ma è una lezione di vita: l’errore esiste perché esiste la vita.
È la bussola che ci indica sempre qualcosa: cosa funziona e cosa no, cosa non fare, cosa migliorare. Perciò, non è importante correggere gli sbagli, ma aiutare tuo figlio a riconoscerli e a rimediare da solo. Perchè è proprio in quel momento che impara davvero, quando capisce con le proprie forze dove non è riuscito e come può migliorare.
In quanto genitori, il nostro compito è creare le condizioni perché i nostri figli possano fare pace con l’errore per considerarlo non come un fallimento, ma come un vero amico, un’opportunità per correggere e migliorare le proprie prestazioni.
Sappi che ogni “Ti aiuto io, lascia stare!”, ogni “Faccio io al posto tuo!” priva tuo figlio della possibilità di scoprire quanto vale davvero. E anche se lo dici con amore, quel gesto finisce per indebolire la sua fiducia.
Pensaci: se ogni volta che prova ad allacciarsi le scarpe lo interrompi con un “Ma quanto sei lento!” o un“Adesso sei piccolo, te le allaccio io, quando sarai più grande potrai fare da solo!”, non sorprenderti se a 9 anni non vorrà nemmeno provarci. Perché gli hai insegnato, senza volerlo, che è meglio non tentare che sbagliare davanti a te.
L’errore, invece, è la palestra della fiducia. Solo quando un bambino può sbagliare, correggersi e riprovare, scopre di poter contare su se stesso. È da lì che nasce la vera autonomia.
Montessori lo spiegava con parole che suonano ancora attuali:
“Quanto è più importante invece capire gli sbagli che si fanno e sapersi controllare. Una delle più grandi conquiste della libertà psichica, è il rendersi conto che noi possiamo fare un errore e possiamo riconoscere e controllare l’errore senza aiuto. Se vi è cosa che rende il carattere indeciso, è il non saper controllare qualcosa senza dover ricorrere all’aiuto di altri. Nasce un senso di inferiorità scoraggiante e una mancanza di confidenza in noi stessi. Il controllo dell’errore diventa una guida che dice se siamo sulla giusta via”.
La vera fiducia in se stessi nasce dal praticare il coraggio di provare, sbagliare e accettare se stessi sia quando le cose ci riescono, sia nel momento in cui sperimentiamo la sconfitta.
Se non permettiamo ai nostri figli di fare da soli (di versare l’acqua nel bicchiere, infilarsi i calzini, affrontare un’interrogazione o gestire un piccolo fallimento con un amico), li priviamo della possibilità di conoscersi davvero. E col tempo, quella mancanza si trasforma in due rischi: rinunciare prima ancora di provarci oppure vivere con l’ansia di non dover sbagliare mai.
Per Montessori, solo il continuo esercizio permette al bambino di “diventare sicuro di se stesso. Ciò non significa perfezione, ma conoscenza delle proprie possibilità, e quindi divenire capaci di fare qualcosa. Egli (il bambino) potrebbe dire: «Non sono perfetto, non sono onnipotente, ma so fare questa cosa e conosco la mia forza, e so pure che posso sbagliare e correggermi…» (…) il bambino deve rendersi conto da sé di quello che fa, e occorre dargli insieme con la possibilità di svilupparsi quella di controllare i propri errori”.
Non impeccabile, ma consapevole.
Non infallibile, ma capace di guardarsi e dire: “Non sono perfetto, ma so fare questa cosa. E se sbaglio, so anche come rimediare.”
Ecco dove comincia la vera libertà: non quando tutto riesce al primo colpo, ma quando un bambino scopre di poter cadere e rialzarsi da solo.
Per Montessori è solo il continuo esercizio che gli permetterà di “diventare sicuro di se stesso. Ciò non significa perfezione, ma conoscenza delle proprie possibilità, e quindi divenire capaci di fare qualcosa. Egli (il bambino) potrebbe dire: «Non sono perfetto, non sono onnipotente, ma so fare questa cosa e conosco la mia forza, e so pure che posso sbagliare e correggermi…» (…) il bambino deve rendersi conto da sé di quello che fa, e occorre dargli insieme con la possibilità di svilupparsi quella di controllare i propri errori”.
OSSERVA COME TI PONI TU DI FRONTE AGLI ERRORI
La paura di sbagliare che vedi in tuo figlio, quella sua smania di voler fare tutto bene, quella delusione che lo travolge quando qualcosa non gli riesce, raramente sono situazioni che nascono dal nulla.
Insomma, non piovono dal cielo!
“Sono invece spesso preparate nella quotidianità del giorno dopo giorno nell’ambiente in cui un bambino cresce: c’è chi ne risente di meno, c’è chi ne risente tanto da condizionarne tutta la vita. Si tratta frequentemente di situazioni e ambienti familiari in cui anche noi adulti facciamo spesso fatica a riconoscere l’utilità dell’errore e quindi a tollerarlo, dimenticando che invece si tratta del prerequisito fondamentale per imparare”. Alba Marcoli
Prima di preoccuparti di insegnare a tuo figlio che “sbagliare è normale”, chiediti:
- Come reagisco quando sbaglio?
- Mi arrabbio con me stessa/o?
- Mi giudico?
- O riesco a sorridere e a riprovare?
Ricorda che i bambini imparano molto più da come ci vedono vivere, che da quello che ci sentono dire.
Ogni singolo giorno, con i tuoi comportamenti insegni a tuo figlio se gli errori sono opportunità per crescere o trappole da evitare a tutti i costi. Perciò, prova a dare l’esempio. Prova, ogni tanto, a tollerare i tuoi piccoli errori. A non giudicarti troppo in fretta. A mostrarti umana/o.
È da lì che tuo figlio imparerà che si può sbagliare senza sentirsi meno capace.
Le imperfezioni fanno parte dell’essere genitori.
E non devi averne paura: tuo figlio crescerà bene anche vedendo le tue mancanze. Anzi, spesso è proprio lì che nasce il legame più profondo.
Maria Montessori lo aveva intuito con una sensibilità straordinaria:
“Gli errori commessi dagli adulti hanno un che di interessante, e i bimbi simpatizzano con essi. Diventa per loro un aspetto della natura, ed il fatto che tutti possiamo sbagliare provoca nel loro cuore un grande affetto; è una nuova ragione di unione fra madre e bambino”.
PENSIERI FINALI
A questo punto forse ti starai chiedendo:
“Ok, ho capito cosa dovrei fare… ma come si fa davvero a restare calmi, pazienti, presenti, quando tuo figlio esplode per un errore?”
Perché la verità è che tra il sapere e il riuscirci c’è un abisso. Ed è proprio in quell’abisso, tra teoria e realtà, che si perdono la maggior parte dei genitori. Non perché non ci provino. Ma perché nessuno gli ha mai mostrato come farlo nella pratica, passo dopo passo, dentro le situazioni vere: quando i figli piangono per un compito, si bloccano per la paura di sbagliare, o urlano “Non sono capace!”.
È lì che serve una guida. Qualcuno che ti aiuti a leggere quei momenti, a capire cosa c’è davvero sotto e come intervenire in modo efficace, senza peggiorare la tensione o farti sentire impotente.
È il lavoro che faccio ogni giorno con genitori come te.
Persone che amano i loro figli più di ogni altra cosa, ma che si trovano intrappolati in dinamiche che non riescono più a gestire.
E ogni volta, la svolta arriva quando capiscono che non devono “fare di più”, ma fare diversamente, con consapevolezza, strumenti e supporto.
Per questo ti invito a prenotare una videocall gratuita di 30 minuti con me.
Non è una consulenza standard né una chiacchierata leggera.
È un incontro mirato, in cui ti ascolto, analizzo la tua situazione e ti spiego cosa sta realmente accadendo e quale primo passo concreto può cambiare la dinamica con tuo figlio.
Ti avverto: più lasci passare il tempo, più questa paura di sbagliare si radica, in lui, ma anche in te. E a un certo punto non si tratterà più solo di giochi o compiti, ma di fiducia in se stessi, autostima e libertà interiore.
Prenota ora la tua chiamata compilando il form qui sotto.
Trenta minuti per capire cosa succede, e per iniziare a cambiare ciò che, da sola/o, non si riesce a cambiare.
Io ti accompagno. Ma il passo decisivo è tuo.
