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TUO FIGLIO DICE SEMPRE “NON È GIUSTO!”? FORSE NON È TESTARDO. E’ PROBABILE CHE NESSUNO TI HA MAI SPIEGATO COSA C’È DAVVERO DIETRO QUESTO COMPORTAMENTO

La scena è quasi sempre la stessa.

Succede una cosa piccolissima. E, nel giro di pochi secondi, ti ritrovi nel mezzo di una crisi del tutto sproporzionata.

  • Un bambino che salta la fila per salire sullo scivolo
  • La sorellina che riceve un biscotto leggermente più grande
  • Una regola che vale per lui ma, all’improvviso, non per gli altri.

Per molti bambini dura pochi secondi: protestano, brontolano. Poi tornano a giocare.

Tuo figlio (o tua figlia) no.

Da quel momento è come se qualcosa si inceppasse: alza la voce, scoppia a piangere. Oppure continua a ripetere:

“Non è giusto! Non è giusto!”.

Continua a pensarci. Ne parla tornando da scuola. Ci ritorna durante la cena. Prima di addormentarsi è ancora lì con la stessa domanda: “Perché lui/lei sì e io no?”

E tu, ogni volta, hai la sensazione di sbagliare qualsiasi risposta.

Più provi a rassicurarlo…più lui si irrigidisce. Più gli spieghi che non è successo niente di grave…più sembra convincersi che nessuno abbia capito davvero quello che sta provando.

Nel frattempo arrivano i commenti.

  • “È troppo testardo!”
  • “Vuole sempre avere ragione!”
  • “Con lui bisogna essere più severi!”
  • “Deve imparare che la vita è fatta anche di ingiustizie!”

A forza di sentire queste frasi, è facile che inizi a guardare tuo figlio con gli stessi occhi. E quando ti accorgi che niente di quello che provi sembra funzionare…arriva la domanda che fa più male. “Sto sbagliando qualcosa come genitore?”

Se ti sei riconosciuta/o anche solo in una parte di queste scene, voglio dirti una cosa importante.

Potrebbero aver interpretato tutti male, quello che sta succedendo a tuo figlio.

Perché quello che oggi viene scambiato per testardaggine, oppositività o bisogno di avere sempre ragione, molto spesso è tutt’altro. È il modo in cui il suo sistema nervoso reagisce quando percepisce un’ingiustizia.

Ed è una caratteristica molto frequente nei bambini altamente sensibili.

La differenza è enorme.

Perché un bambino che sfida gli adulti ha bisogno di limiti. Un bambino altamente sensibile che soffre davanti a un’ingiustizia ha bisogno, prima di tutto, di sentirsi compreso. Se confondi queste due situazioni, succede qualcosa che noto spesso parlando con i genitori.

Più gli chiedi di lasciar perdere…più lui si sente solo. Più cerchi di convincerlo che sta esagerando…più lui inizia a dubitare del suo modo di sentire.

Ed è qui che nasce il problema vero. Non la crisi. Non le discussioni. Non quel continuo: “Non è giusto!” Il problema è che, poco alla volta, tuo figlio rischia di convincersi di essere lui il problema. E un bambino che cresce pensando di essere “sbagliato” non smette di soffrire. Smette di mostrarti quello che sente.

Per fortuna questa storia può avere un finale molto diverso. Ma per arrivarci dobbiamo fare una cosa: non focalizzarsi più sul comportamento.

E iniziare a capire cosa lo provoca.


Cosa succede davvero nella testa di tuo figlio

Se c’è un’idea che vorrei ti rimanesse impressa è questa.

Tuo figlio non ha un problema con le regole. Ha un problema quando quelle regole, ai suoi occhi, smettono di essere giuste.

Può sembrare una differenza da poco. In realtà cambia completamente il modo di leggere i suoi comportamenti.

Immagina questa scena.

Due bambini vedono un compagno saltare la fila per lo scivolo. Entrambi se ne accorgono. Entrambi capiscono che non è corretto. Ma lì finiscono le somiglianze.

Uno protesta qualche secondo. Poi ricomincia a giocare. L’altro si blocca. Interviene. Discute. Non riesce a fare finta di niente. Non perché sia più polemico. Non perché voglia comandare. Ma perché il suo sistema nervoso attribuisce a quella scena un peso completamente diverso.

Negli ultimi anni la ricerca ha confermato quello che tanti genitori osservano ogni giorno. I bambini altamente sensibili elaborano quello che accade intorno a loro con una profondità maggiore rispetto alla media.

  • Notano dettagli che spesso sfuggono agli altri
  • Colgono le incoerenze
  • Percepiscono il clima emotivo
  • Vivono le esperienze con un’intensità maggiore.

Anche le ingiustizie!

Per loro la giustizia non è semplicemente una regola. È uno dei modi con cui il cervello capisce se il mondo è un posto prevedibile e sicuro.

Quando una promessa non viene mantenuta…quando una regola cambia senza una spiegazione che riescono a comprendere…quando due persone vengono trattate in modo diverso…dentro di loro qualcosa perde improvvisamente senso.

Ed è proprio in quel momento che il sistema nervoso entra in allerta.

E qui nasce il malinteso.

Tu provi a spiegare. Lui sembra non ascoltarti. Non perché non voglia. Ma perché, in quel momento, il suo cervello è impegnato a gestire quell’allarme.

Le crisi non sono il problema. Sono il messaggio. E quando impari a leggere quel messaggio, cambia completamente il modo in cui guardi tuo figlio.


Come capire se sta succedendo anche a tuo figlio

A questo punto potresti chiederti: “Come faccio a capire se è davvero questo il motivo delle sue reazioni?”. Non basta che ogni tanto dica:“Non è giusto!” Quello lo fanno tutti i bambini.

La differenza è nel modo in cui vive ciò che percepisce come ingiusto.

Ci sono tre comportamenti che ritrovo costantemente nei bambini altamente sensibili. E, quasi sempre, vengono interpretati nel modo sbagliato.


1. Reagisce subito quando una regola non vale per tutti

Succede in un attimo.

L’insegnante richiama tuo figlio perché sta parlando. Pochi minuti dopo un altro bambino fa la stessa identica cosa, ma questa volta non viene corretto. Tuo figlio interviene subito: “Ma anche lui stava parlando!”

In quel momento può sembrare che stia contestando l’insegnante o cercando di avere ragione. In realtà sta succedendo altro. Il suo sistema nervoso ha colto un’incoerenza: una regola che sembrava valere per tutti è stata applicata in modo diverso.

Per questo reagisce immediatamente. Non perché voglia sfidare l’adulto. Ma perché ha un bisogno molto forte di coerenza e di equità.

Ed è proprio questo che tanti adulti interpretano male.


2. Sembra che si metta sempre in mezzo. In realtà non riesce a restare indifferente

Un compagno viene escluso da un gioco. Un bambino viene preso in giro. Gli altri continuano a giocare. Tuo figlio no. Interviene. Protesta. Prende le difese di quel bambino, anche se non è il suo migliore amico.

A quel punto qualcuno ti dice:

“Dovrebbe imparare a non mettersi sempre in mezzo!”

“Ma perché interviene anche quando il problema non lo riguarda?”

“Se continua così, nessuno vorrà più giocare con lui!”

È normale che un genitore inizi a chiedersi se sia davvero così. Ma quello che spesso sfugge è questo. Per un bambino altamente sensibile vedere un’ingiustizia fatta a qualcun altro può essere doloroso quasi quanto subirla in prima persona.

Per questo gli riesce così difficile voltarsi dall’altra parte.

Non sta cercando di fare l’arbitro. Sta cercando di ristabilire un equilibrio che, ai suoi occhi, si è appena rotto.


3. Sembra che contesti ogni regola. In realtà sta cercando coerenza

State giocando a un gioco da tavolo. La sorellina sbaglia una regola. Tu sorridi e gli dici:

“Dai amore, lei è ancora piccola. Facciamo finta di niente.”

Tuo figlio si irrigidisce: “No, non vale. Le regole erano queste!”

Oppure a scuola l’insegnante fa un’eccezione per un bambino che quel giorno è in difficoltà. Gli altri quasi non ci fanno caso. Lui sì.

“Perché oggi per lui è diverso?”

In quei momenti sembra inflessibile. Come se non riuscisse mai a chiudere un occhio.

La realtà è molto diversa.

Per lui le regole servono a dare ordine al mondo. Quando cambiano senza una spiegazione che riesca a comprendere, il suo sistema nervoso fatica a ritrovare equilibrio. Per questo insiste. Fa domande. Chiede spiegazioni. Non perché voglia avere ragione. Ma perché sta cercando una logica.


Fermati un momento

Se hai riconosciuto tuo figlio in queste scene, probabilmente è appena successa una cosa importante. Hai smesso di vedere un bambino che discute per qualsiasi cosa. E hai iniziato a vedere un bambino che sta cercando di dare un senso a quello che vive.

Può sembrare una differenza sottile.

In realtà cambia tutto.

Perché quando cambia il tuo sguardo…cambia anche il modo in cui reagisci.

Ed è proprio lì che inizia il cambiamento.


Il rischio più grande non sono le crisi

È quello che tuo figlio potrebbe iniziare a pensare di sé.

Questa è la parte che mi sta più a cuore. Perché una crisi passa. Un litigio finisce. Un’etichetta, invece, può rimanere per anni.

Ogni volta che un bambino si sente dire:

“Stai esagerando!”

“Sei troppo sensibile!”

“Lascia perdere!”

“Non fare sempre una tragedia!”

non sente soltanto quelle parole.

Piano piano inizia a costruire un’immagine di sé: “Forse il problema sono io!”. “Forse sento troppo!”, “Forse dovrei smettere di essere così!” Ed è qui che tanti bambini iniziano a spegnersi. Non perché provino meno emozioni. Ma perché imparano a non mostrarle più.

Se c’è una cosa che ho imparato lavorando con centinaia di famiglie è questa.

I bambini altamente sensibili non hanno bisogno di essere aggiustati. Hanno bisogno di essere finalmente compresi.

E questa è una differenza che può cambiare il modo in cui cresceranno.


Da dove puoi iniziare, già da oggi

A questo punto molti genitori mi fanno sempre la stessa domanda: “Va bene Daniela… ma domani mattina, quando succederà di nuovo, cosa faccio?”

La risposta potrebbe sorprenderti.

Non si parte dalla crisi. Si parte molto prima. Il tuo obiettivo non deve essere imparare a spegnere l’incendio, ma evitare che il sistema nervoso di tuo figlio arrivi al punto di esplodere.

Ci sono due cambiamenti che, da soli, possono fare una differenza enorme.


1. Prima connettiti. Poi correggi.

Quando tuo figlio dice: “Non è giusto!”, la tentazione è spiegargli subito che si sta sbagliando.

È una reazione naturale. Ma è anche il momento in cui ti ascolterà meno. Prova invece a fare una cosa diversa. Parti da quello che sta provando.

“Capisco perché questa cosa ti abbia fatto arrabbiare!”

“Se fossi al tuo posto, probabilmente anch’io farei fatica ad accettarla!”

Attenzione! Convalidare un’emozione non significa dare ragione a qualsiasi comportamento. Significa dire a tuo figlio: “Ti vedo. Quello che stai provando ha un senso.”

Solo quando un bambino si sente compreso, il suo sistema nervoso abbassa le difese. E in quel momento sarà davvero pronto ad ascoltare anche il tuo punto di vista.


2. Preparalo prima che succeda

Le situazioni difficili raramente arrivano all’improvviso.

  • Una festa
  • Una partita
  • Una giornata particolarmente impegnativa.

Sai già che potrebbero nascere litigi, favoritismi o regole vissute come ingiuste. Parlane prima. Puoi dirgli: “Sai che oggi ci saranno tanti bambini. Se succede qualcosa che ti fa arrabbiare o che ti sembra ingiusta, vieni da me. Ci pensiamo insieme, va bene?

Con una frase così non stai risolvendo il problema. Stai facendo qualcosa di ancora più importante. Gli stai dicendo: “Qualunque cosa succeda, non dovrai affrontarla da solo.”

Per un bambino altamente sensibile è uno dei messaggi più rassicuranti che possa ricevere.




Non cercare di spegnere la sua sensibilità

Vorrei lasciarti con un’immagine.

Fra dieci o quindici anni tuo figlio probabilmente continuerà ad accorgersi delle ingiustizie prima di molti altri. Continuerà a percepire quello che gli altri non notano. Continuerà ad avere un forte senso dell’equità.

Questa parte di lui non sparirà. E non deve sparire. La vera differenza sarà un’altra.

Potrà crescere pensando: “C’è qualcosa che non va in me.”

Oppure potrà crescere con una certezza molto diversa: “Quello che sento ha un senso. Posso imparare a gestirlo, senza smettere di essere me stesso.”

Ed è questa la differenza che puoi costruire oggi.

Non cambiando tuo figlio. Ma cambiando il modo in cui lo accompagni.

Negli anni ho incontrato tanti genitori che sono arrivati da me convinti di avere un bambino testardo, difficile o incapace di accettare un’ingiustizia. Poi, durante il nostro percorso, è successo qualcosa. Hanno iniziato a vedere quei comportamenti con occhi diversi.

E c’è una frase che mi sento dire spesso: “Se l’avessi capito prima, avrei vissuto tante situazioni in modo completamente diverso.”

È proprio per questo che ho scritto questo articolo.

Perché nessun genitore dovrebbe sentirsi solo davanti a comportamenti che non riesce a comprendere. E nessun bambino dovrebbe crescere pensando di essere “sbagliato”, quando in realtà ha solo bisogno di essere capito.

Se, leggendo queste righe, hai avuto la sensazione che stessi parlando di tuo figlio, non lasciare che rimanga solo una consapevolezza.

Trasformala nel primo passo per il vero cambiamento.

Compila il form e richiedi la tua videocall gratuita.

Parleremo della vostra storia, capiremo se l’alta sensibilità è davvero la chiave per leggere i suoi comportamenti e individueremo i primi passi concreti per aiutarlo.

Perché voglio lasciarti con una certezza.

Il problema non è mai stato tuo figlio.

Il problema è che, fino a oggi, nessuno ti aveva dato la chiave giusta per capirlo.

Daniela Scandurra – Pedagogista Montessoriana

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