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7 Suggerimenti Per Affrontare Le Paure Dei Tuoi Figli

Hai mai pensato che le paure di tuo figlio, tua figlia potrebbero essere un messaggio?
Un codice segreto che ti sta chiedendo di essere decifrato?

Ogni bambino ha paura. Non perché c’è qualcosa che non va, ma perché sta crescendo. Eppure, molti genitori – anche i più attenti – si sentono in difficoltà:
“Come posso aiutarlo/a senza trasmettergli/le le mie ansie?”

La risposta non sta nel rassicurarlo/a.
E nemmeno nel cercare di sdrammatizzare.

La chiave è capire cosa c’è davvero sotto quella paura.


Le paure non sono tutte uguali (né tutte naturali)


Secondo Lawrence Cohen, psicologo e autore di riferimento sull’educazione emotiva, ogni età porta con sé paure specifiche. Sono tappe normali dello sviluppo:

  • nei primi due anni: paura della separazione, dei rumori forti, degli estranei
  • dai 2 anni in su: paure di animali, mostri, paura di sbagliare
  • dai 4 ai 6 anni: ansia sociale (gli adulti si aspettano che i bambini di questa età interagiscano con i pari. Chi è particolarmente ansioso, di fronte a queste aspettative, reagisce regredendo e comportandosi come un bambino più piccolo arrivando, per esempio, a bagnare il letto), paura dei temporali, dei dottori
  • dai 6 agli 11: paure legate alla scuola (compiti, risultati delle verifiche, rendimento scolastico, timore di non essere all’altezza nei riguardi delle richieste dell’insegnante) al giudizio, all’abbandono. Trattandosi di un’età in cui la coscienza di sé e degli altri è maggiormente sviluppata, quando i nostri figli sono lontani da casa per parecchio tempo possono provare una profonda nostalgia e manifestare paura dei ladri o dei rapitori.

Ma attenzione.

Non tutte le paure sono fisiologiche.

Alcune derivano da ambienti troppo stimolanti, da racconti inadatti, da esperienze che il bambino non è pronto a decodificare. Come ci ricorda Maria Montessori, in particolare sotto i sei anni un bambino non distingue ciò che è vero da ciò che non lo è.

Ecco perché cartoni troppo violenti, storie di guerra, perfino notizie ascoltate per caso… possono piantare semi invisibili nella sua mente. Semi che crescono in forma di ansie, incubi, chiusure.

E sai qual è vero problema? Non la paura in sè, ma la solitudine emotiva con cui viene vissuta, il modo in cui un bambino, una bambina viene lasciato/a solo/a ad affrontarla.

Ti faccio degli esempi.

Quando un adulto minimizza – “Ma dai, non c’è niente da temere!” – o corregge “I bambini coraggiosi non piangono!” -, il messaggio che arriva è:

“Quello che senti è sbagliato. Tu sei sbagliato.”

E così nasce il blocco.
La paura, che poteva essere un’occasione per crescere, diventa un’etichetta.
E tuo figlio, tua figlia comincia a trattenere le lacrime, cerca di non sbagliare mai.
Sorride anche quando dentro si sente piccolo e solo.

Non sta crescendo.
Sta adattandosi per essere accettato/a.
E in questo adattamento, una parte di lui/lei si congela.

E qui si manifesta un altro problema.

Perché le strategie classiche – spiegare, rassicurare, minimizzare – non funzionano?

Ecco la causa che in pochi vedono davvero:
La maggior parte dei genitori cerca di “spegnere” la paura.
Ma la paura non si spegne. Si attraversa.

La paura è come un tunnel: non puoi evitarlo, ma puoi attraversarlo insieme a tuo figlio, tua figlia, passo dopo passo.

Si tratta di un approccio diverso. Un “altro” modo di stare accanto.
Non da genitore che risolve. Ma da genitore che accompagna.

Come fare, allora, per aiutare i nostri figli ad affrontare in modo sano e adeguato le loro paure?

1. Rispetta la sua emozione, anche quando non la capisci

La paura non va giudicata. Va vista, riconosciuta, rispettata.
Anche quando ti sembra “esagerata”, perchè per tuo figlio, tua figlia è reale.

2. Legittima la sua paura con parole che lo/la fanno sentire visto

“Capisco che hai paura. Quel rumore è davvero fastidioso!”
Questa è la chiave della sicurezza interiore: sentirsi accolti, non corretti.

Solo così tuo figlio, tua figlia può iniziare a fidarsi di te.

Maria Montessori sosteneva che siamo talmente ansiosi di correre in aiuto dei nostri bambini e facilitargli la vita che il nostro amore rischia facilmente di strafare; con le troppe ansie, con le eccesive precauzioni, con la nostra iperprotezione. Ma in questo modo non facciamo altro che distoglierli dal sentiero naturale del loro sviluppo. Rischiamo di dirottare la loro energia in modo che questa ritorni su se stessa, generando quelle che Maria Montessori definisce malattie nervose: paura, pigrizia, monellerie e un ventaglio di altre caratteristiche indesiderabili che, ahimè, avremmo potuto evitare facilmente.

3. Condividi una tua paura di quando eri bambino/a

“Anche io avevo paura del buio. Mi rannicchiavo sotto le coperte.”
Oppure potresti condividere una paura che tuo figlio, tua figlia non ha, così potrà sentirsi più coraggioso/a di te. Si tratta di una precisa modalità comunicativa che tende a sbloccare questo tipo di situazioni.

4. Aiutalo/a a trovare soluzioni (invece di dargliele tu)

Quando tuo figlio, tua figlia ha paura, l’istinto è intervenire subito: “Accendiamo la luce!”, “Ti accompagno io.! “, “Non è niente!”

Ma se lo fai tu al posto suo, lui/lei impara solo una cosa: “Io non sono capace. Ho bisogno che qualcuno mi salvi.” E questo messaggio, ripetuto nel tempo, lo/la indebolisce.

Invece, prova a invertire la logica. Chiedigli/le:“Cosa potrebbe aiutarti a sentirti più sicuro/a?”, “Hai un’idea per affrontare questa paura?”.

Queste domande attivano un meccanismo potente:

  • lo/la stimolano a pensare
  • lo/la aiutano a sviluppare strategie
  • gli/le fanno sentire che può trovare da solo/a una via d’uscita

È qui che nasce il vero problem solving emotivo: non la soluzione perfetta, ma il senso di competenza interna. Quel sentimento profondo che gli dice: “Ho paura… ma posso farci qualcosa!”

Ed è da qui che parte la vera crescita.

5. Rassicuralo/a con informazioni semplici e concrete

“Il temporale fa rumore, ma siamo al sicuro. Vuoi che leggiamo insieme un libro (o guardiamo un video) che ci spiega) come nasce un tuono?”
Quando la mente capisce, la paura si riduce.

6. Diventa un esperta/o di connessione, non di correzione

Quando un bambino, una bambina ha paura, la sua priorità non è risolvere il problema, ma sentire che c’è qualcuno lì con lui/lei, che capisce cosa sta provando.

Il vero antidoto alla paura non è “spiegare”, “convincere” o “correggere”.
È essere presenti.

Spesso, invece, di fronte ai loro timori, reagiamo cercando di “aggiustare” l’emozione dei nostri figli: “Non c’è motivo di avere paura!”, “Ma dai, non è niente!”, “Devi essere più coraggioso!” Tutto questo crea distanza.

Quello che invece funziona davvero è stare con tuo figlio, tua figlia.
Guardarlo/a negli occhi. Abbassarsi alla sua altezza. Dire: “Ci sono. Puoi sentirti così. Non sei solo/a.”

Offrigli/le presenza, non performance.
Offrigli/e ascolto, non soluzioni immediate.

Perché quando si sente visto/a, capito/a e accolto/a, impara a regolare da solo/a la propria emozione.
Non perché gli/le hai spiegato come, ma perché gli/le hai mostrato che può farcela… con te al suo fianco.

Concludo con l’ultimo punto (7) senza il quale, niente di quanto ti ho appena suggerito, può essere efficace.

Tutto questo non basta, se prima non fai pace con le tue paure.

Ecco la verità scomoda.

Un genitore che non ha elaborato le proprie paure…non può aiutare suo figlio, sua figlia a elaborare le sue.

Perché davanti alla paura del bambino, riemergono quelle del genitore-bambino.
E allora si reagisce con durezza, con fastidio, con negazione.

Il vero cambiamento inizia da te.
Più sei in contatto con la tua interiorità, più puoi diventare la guida emotiva di cui tuo figlio ha bisogno.

ll futuro? Un figlio, una figlia più sicuro/a. Perché ha imparato a fidarsi, prima di tutto, di sé.

Immagina tuo figlio, tua figlia capace di dire quello che sente, senza vergognarsene.
Capace di affrontare le sue emozioni, senza più doverle nascondere. Capace di chiedere aiuto, ma anche di trovare la sua strada.

Non perché non ha più paura. Ma perché ha imparato che può attraversarla. E lo ha imparato con te perchè avrai fatto ciò che pochi adulti sanno fare davvero:
Essere presente. Senza giudicare. Senza correggere. Solo esserci.

E se senti che è il momento di andare più a fondo, se vuoi davvero aiutare tuo figlio, tua figlia a crescere libero da paure che lo/la bloccano…allora il prossimo passo è chiaro.

Scrivimi, compilando il form qui sotto, per prenotare la tua videocall gratuita personalizzata.

Parleremo della tua storia, dei tuoi dubbi e io cercherò di capire in che modo aiutarti a far sì che tuo figlio, tua possa finalmente sentirsi al sicuro.

Perché non serve eliminare la paura.
Serve qualcuno che sappia accogliere chi la sta vivendo.

E quel qualcuno… puoi essere tu.

Daniela Scandurra – Pedagogista Montessoriana

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